Ci sono due modi di diffondere luce: essere la candela oppure essere lo specchio che la riflette ( E. Wharton)
C’ è tempo per ogni cosa, tempo per amare, tempo per lavorare, tempo per riflettere, tempo per vincere e tempo per perdere. C’ è il tempo per spegnere la luce e tempo per accenderla, tempo per addormentarsi e tempo per svegliarsi. Siamo come le nuvole e prendiamo le forme diverse, a seconda anche di come gira il vento. Siamo luce e buio, sta a noi regolare il nostro interruttore interiore. E siamo anche aria, terra, acqua e fuoco poiché non siamo imprescindibili dalla natura e viviamo attaccati ai misteri come agli incanti, alla luce come alla notte più scura. Tra rigore e passione, tensione e distensione, rumore e silenzio, abbiamo bisogno di noi, di scavarci nel profondo per trovare qualche risposta che sia importante come l’aria che respiriamo. Ogni tanto ci blocchiamo perché sono gli eventi a bloccare il nostro cammino. Ogni tanto lo riprendiamo e andiamo poi a passo spedito, corriamo, ci fermiamo, riflettiamo e fabbrichiamo nuovi sogni per noi e per gli altri. Perché sognare fa sempre bene e di questi tempi ne abbiamo bisogno sempre più. E ci si sveglia con quel sogno tra le mani e in testa, si chiudono i pugni e lo si tiene stretto perché vorremmo che non svanisse, almeno non subito. Perché è vero, i sogni aiutano a vivere meglio. Ti conducono in spazi assoluti, intensi, infiniti. E soltanto sognando e volendo quel sogno, lo ritroverai tra le tue mani…come una lampada accesa di notte. Perché bisogna sempre accendere una luce sui nostri passi, nei nostri pensieri e nella nostra vita. Ecco perché bisogna anche allenarsi ai sogni e comunque muovere le mani e creare sempre qualcosa di buono. Perché il bene quando si fa per se stessi e per gli altri ritorna sempre indietro. Così è successo a Cristian Matera, un creativo in itinere perché ha scoperto la creatività per caso e per fortuna. Sposato felicemente con Simona, una donna attiva che lavora in una comunità neuropsichiatrica, ha un figlio di sei anni, Gabriele. Un figlio che ci confida di goderlo soprattutto oggi perché prima impegnato con il lavoro di chef. Un lavoro quest’ ultimo che ha lasciato a causa del primo lockdown dovuto al problema covid che ha messo in ginocchio il campo della ristorazione. Ed ecco perché Cristian si è trovato ad un bivio: continuare o cambiare completamente strada? E come tutte le cose che vanno da sé ma che devono essere regimentate dal nostro apporto e dalla nostra volontà, Cristian, sensibile, versatile e ingegnoso qual è, ha avuto la capacità di sorridere ancora alla vita, nonostante tutto. Non è semplice rimboccarsi le maniche dall’ oggi al domani e decidere cosa fare della propria esistenza. Non è semplice assistere alla propria città che si ammala e andare avanti comunque. Per non sentirsi sconfitti e per non darla vinta alla sorte avversa, bisogna inventarsi qualcosa. Come tirare vecchi ricordi da un baule posto in soffitta, uno di quelli pieni di polvere, uno di quelli che fatichi ad aprire ma quando lo apri, sei contento di ritrovare un mondo, tra foto ingiallite e quaderni di scuola. Un po’ è stata questa la sensazione che ha avvolto Cristian che si è sentito sulle prime disorientato ma poi ha scoperto un mondo dentro di sé, ha scoperto un mondo che aveva gelosamente custodito. E i miracoli…sono i tramonti, l’ alba, l’ acqua che scorre nei ruscelli, il miracolo è la vita. Ma è anche quello che si compie attraverso il nostro cuore, la nostra mente e il lavoro delle mani. E al lume di quella candela, in una di quelle notti nelle quali non hai voglia di dormire perché senti tutta un’ energia che ti avvolge e ti assale, Cristian ha dato forma alle idee. E non solo. Tra le righe ci confida di aver sofferto per una ferita familiare, il divorzio dei suoi genitori. Non fu semplice nemmeno in quel caso continuare a sperare in un futuro migliore. Ma se è vero che dalle crepe fuoriesce la luce, Cristian è riuscito a far nascere dall’ ordinario lo straordinario. Incoraggiato e affiancato da sua moglie Simona dunque, altrettanto persone sensibile e attenta, Cristian Matera ha dato vita al brand “Non solo luce”. E invece di chiudersi a riccio in tempo di lockdown, delusione e frustrazione, ha aperto la sua bottega quest’ anno, a settembre, per dare un calcio a tutto e provarsi in una nuova attività. Forte del fatto di aver curato in passato l’ handmade attraverso lavori fatti a casa, Cristian ha dato vita a qualcosa di nuovo: le lampade-barattolo. Proprio così, le sue lampade contengono un mondo rinchiuso in un barattolo che poi si illumina attraverso una lampadina. Il barattolo di vetro riflette un po’ ciò che c’ è al suo interno e che vuole essere inserito dal committente tra dettagli ed effetti personali. Un modo per accendere un ricordo e per sognare di notte e di giorno. Un modo per innamorarsi nuovamente della vita e per ricordarsi di noi stessi insieme alle persone a cui ne faremo dono. Un modo per pensare che, malgrado tutto, ci sarà sempre quella luce che continuerà a splendere. Le lampade “Non solo luce” sono complementi d’arredo caratterizzati da estemporaneità, originalità, gusto, raffinatezza e un quid di stile romantico che non guasta mai. E il sogno è rappresentato proprio da quel barattolo vuoto, trasparente e ricco di speranze e attese. Attraverso un talento riscoperto, Cristian lancia davvero spunti di riflessione, un modo per pensare positivo in questi tempi di diffuso disorientamento e preoccupazione generale. Da ex chef ha abbracciato interamente questa passione per l’ artigianato, un fuoco che era rimasto sopito sotto la cenere e che adesso esplode in riflessi e bagliori. Non basta ringraziare Cristian per la sua testimonianza diretta insieme al suo progetto familiare, un messaggio di positività che arriva dritto al cuore… E francamente sono queste le persone che ci piacciono.
Raccontati tra famiglia, lavoro, passioni…
Ho frequentato la scuola alberghiera, nasco come cuoco, fino a qualche mese fa ho lavorato nel campo della ristorazione. Sono di Brescia e per problemi di covid ho dovuto cambiare settore perché questo campo è soggetto a molte restrizioni e quindi ho dovuto e voluto cambiare provandomi nel settore dell’handmade e dell’ artigianato. A settembre di quest’ anno ho aperto la bottega con il brand Non solo luce. Creo lampade artigianalmente. Devo dire che non è stato facile vedere la mia città martoriata dal covid e quindi ho voluto dare questo segnale positivo, una ventata di ottimismo tra mille difficoltà. Solitamente ho fatto lavoretti per sistemare casa ma mi è sempre piaciuto l’ handmade. Il lavoro fatto a mano ha un valore aggiunto. Poi mia moglie mi ha incoraggiato e abbiamo aperto il nostro laboratorio sotto casa, ho voluto cogliere questa opportunità al volo, è stato tutto molto emozionante!
Come nasce quindi la passione per queste meravigliose lampade e come vengono realizzate?
L’ ideatrice è mia moglie, è lei che mi ha incoraggiato e mi sopporta e supporta… Tutto intanto nasce da un barattolo vuoto perché all’ interno ci si può mettere un mondo: dalle foto a una immagine a un dettaglio particolare delle persone, come anche sabbia, conchiglie, rametti, a seconda se si è amanti del mare o della montagna. Il mondo in un barattolo con la natura, i ricordi, le emozioni che si vogliono portare con sé. Poi si lavora il paralume dipinto con delle scritte che realizza mia moglie… I barattoli sono i classici barattoli di sottaceti o miele: con la punta di diamante buco il barattolo per poter far passare il cavo e fare l’ impianto. Utilizzo lampadine al led che non riscaldano e che si inseriscono all’ interno del barattolo stesso. Sono lampade bomboniere quelle che si realizzano con vasetti più piccoli e veri e propri complementi di arredo le altre lampade, sempre tutte personalizzate. A seconda del gusto del cliente e …del proprio mondo da voler portare dietro. Ci sono anche lampade che si applicano sulle tele ma ciò che è importante è proprio il ricordo che si accende sulle storie personali…
Perché creare esclusivamente lampade?
Abbiamo unito il piacere di farle ad un’ esigenza interiore…
Che cos’ è per te la creatività?
La creatività è un modo per esprimermi, io fatico ad esprimere i miei sentimenti…è un modo per raccontarmi e farmi conoscere dall’ interno delle mie emozioni, è una terapia, un modo per conoscere lati di me che non conoscevo…
La tua fonte ispiratrice?
Per le mie creazioni personali mi lascio ispirare dalla giornata, da un sogno, da un tronco di legno… Intanto lascio parlare le persone che ho di fronte: mi ispirano ciò che le persone mi dicono per fare il regalo… Cerco di creare un microcosmo per ogni persona. Infatti le mie lampade non sono mai tutte uguali.
Prossimi progetti?
Sta nascendo un progetto con la comunità di neuropsichiatria di Brescia: ci piacerebbe collaborare con i ragazzi della comunità per farli interagire e lavorare insieme a noi…speriamo che ciò possa realizzarsi presto.
Altre passioni di vita?
Cucinare, girare in bicicletta, poi c’ è mio figlio che è la mia passione più grande!
Come ti definiresti come persona e come creativo?
Sono sempre andato controcorrente, sono estremamente solare, dò fiducia alle persone, sono determinato, autocritico. Come creativo nasco per caso anche se la passione per le belle cose l’ ho sempre avuta, sono dell’ idea che creativi si nasce, non si diventa. Probabilmente era un lato di me che non avevo scoperto…
I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti rattrista?
Mi fa star bene l’ amore verso il prossimo, la solidarietà, la condivisione. Non sopporto l’ ipocrisia, la falsità, il materialismo.
Un tuo motto?
Vivi e lascia vivere! E… non giudicare perché non si può sapere che cosa c’ è dentro una persona!
Per info: cell: 342-8630125 ; pagina facebook Non solo luce