La gente ha proprio ragione. Non sono tranquilla. Sono fuoco, sono vita, sono colore, sono essenza, sono piacere, sono ribellione, sono istinto, sono pelle, sono rivoluzione…Posso essere tutto tranne tranquilla ( Frida Kahlo).
Si impara a vivere i giorni di vento e di luce, talvolta fiutando la pioggia in lontananza talvolta ammirando quella luce che bagna le rocce e diventa fuoco al tramonto. Così ci si sveglierà al mattino fra il canto degli uccelli e nuove aurore, nuove idee che ti accarezzano fino poi a farne strutture, fino a farne un ponte tra presente e passato. C’ è chi guarda alle cose con una luce diversa negli occhi, occhi che brillano al solo vedere la propria terra, le proprie radici, il proprio ruolo su questa terra. Ed è bello trovare un legame tra sé e l’ambiente che ci circonda perché la vita è tutta qui. Se non si vive come si vorrebbe, se si vive senza sentire, senza partecipare e amare ciò che si fa insieme alla propria terra di appartenenza, non si sarà colto il vero senso della vita. Perché è importante questo legame che si costruisce nel tempo, un legame fra se stessi e le tradizioni, i costumi, la cultura e la storia della propria terra. C’ è chi ne sente tutto l’ humus, tutta la bontà, c’ è chi sente la fertilità della propria terra e questo è un modo per valorizzarla attraverso il proprio impegno, un impegno delle mani come un sentimento che ha radici profonde. La nostra Italia è un gran bel posto da vedere e da sentire e ogni angolo, ogni borgo merita la massima attenzione perché è tutto un collegamento d’ amore fra noi, gli altri, la nostra comunità, il nostro cielo, il nostro mare, la nostra montagna. C’è chi vive davvero per sentire e per sentirsi oltre, oltre la propria pelle, al di là del proprio sguardo per arrivare in quello spazio interiore che fa rima con l’infinito, in quella comunicazione unica che ci fa sentire le cose diversamente. Ecco, Francesca Gioia sente le cose diversamente, un po’ perché la sua sensibilità artistica la invita a vedere le cose da un’ altra angolazione, da un punto di vista maggiormente sublimato, un po’perché sente quasi il dovere di trasmettere messaggi positivi dalla sua terra e alla sua terra. Perché è come se volesse accogliere costantemente quel vento culturale e creativo in una relazione costante con il suo paese di cui va particolarmente orgogliosa. Francesca Gioia ha quarantanove anni, è originaria di Frascineto in provincia di Cosenza. Sposata con Antonio che ha un’azienda di uliveti e vigneti, ha due figlie gemelle, Caterina e Maria Teresa di diciassette anni e Maria Rosaria di dodici anni. L’ excursus di studi e lavoro di Francesca Gioia è stato coerente con quello che poi è andata costruendo fino a tutt’ oggi. Francesca dice che quando crea, affonda le radici nella sua terra e difatti lo dimostrano i suoi progetti in continua relazione con il suo territorio. I suoi sono studi d’ arte che poi sono sfociati in corsi sia di figurinista che di modellista. Poi è arrivata la famiglia, le figlie ma non ha mai smesso di creare: dai quadri alle tele al restyling di mobili agli stessi vestiti che progetta e cuce a sua immagine e somiglianza. Francesca sente pulsare nelle vene un estro creativo inarrestabile come un fiume in piena, è come se avesse i radar sempre accesi di giorno e di notte. Dà la sensazione di una macchia d’ olio che si espande e arriva nelle trame, un po’ come l’acqua e i suoi rigagnoli sotterranei. Francesca vuole arrivare lì dove c’ è tradizione, cultura, appartenenza, radici, arte. E ci riesce benissimo perché è premiata dello stesso amore e passione che riversa in tutto ciò che fa in linea e nel rispetto delle sue origini e della sua terra. Ciò che più le piace e la soddisfa intimamente è soprattutto sperimentare la materia. Passa, così, con gentilezza e stupore dalla lavorazione della pietra al tessuto, dalla ceramica alla stoffa. Ha voluto ricreare riproducendo e dipingendo anche un ricamo oro antico per costumi d’epoca del suo territorio. Tale e tanto è l’amore che trasuda e trabocca. Fino ad arrivare ovunque sia terra e appartenenza e… nel suo posto preferito, nel Parco del Pollino, su in montagna a millecinquecento metri lì dove si trovano i suoi pini loricati che campeggiano come giganti buoni che aprono le loro braccia -così li definisce-. Francesca adora fare trekking e non perde un’ escursione insieme ai gruppi organizzati dal “CAI” di Castrovillari. Il suo dinamismo è in simbiosi con la sua voglia di conoscenza e di scoperta. Già, perché Francesca è una donna che non sa stare ferma e che riesce a cogliere ogni goccia di luce che cade dal cielo o da un albero. Ci narra con grande entusiasmo del suo paese, Frascineto e anche di Civita, uno dei borghi più belli d’Italia. Qui ci sono le caratteristiche case di Kodra, in memoria dell’ artista albanese Ibrahim Kodra il quale visitando il borgo, ha riconosciuto nelle case figure antropomorfe: case-figure con il sorriso, con gli occhi e la bocca. Ed è così che si apre un mondo e la mente vola perché è una spugna che assorbe quanto di bello c’è insieme alle sue peculiarità. Francesca dimostra di scendere nel profondo, nei meandri della storia locale e non solo. Appassionata di natura e arte, è sempre alla ricerca di quella pietra, di quel colore e di quella storia che si apre su nuovi orizzonti, in un legame costante tra passato e presente. Dalla sua attenta osservazione e dalla sua lungimiranza e comunicatività, sono nate “Le case di Gioia”, opere realizzate con pietre che dipinge e che ancor prima ricava da un monolite di roccia. Un progetto che si ispira proprio alle case di Kodra e a Civita. E davvero sono mucchi di pietra con casette che sembrano sorridere e occhieggiare, opere che infondono tenerezza e che sanno di coraggio, attaccamento e appartenenza, di radici indistruttibili. Francesca piace perché vede il mondo da un cannocchiale magico: le pietre diventano presepi naturali, gli alberi sono quei corazzieri pronti a difenderti insieme alla bellezza e alla storia… E anche lei Francesca, come una “guerriera della luce”, è pronta a difendere la sua terra che ama profondamente, aspirando ad assistere alla sua semplice e se pur graduale evoluzione. Ed è così che si diventa un po’ natura, un po’ cultura e arte ed è così che si diventa, nel nostro piccolo o grande universo, “guerrieri della luce”…
Raccontati tra vita familiare, lavoro, passioni…
Ho frequentato l’istituto d’arte a Castrovillari , scegliendo la sezione tessitura, poi ho frequentato un corso di figurinista e stilista, un corso di cucito, intanto mi sono sposata, sono arrivate le figlie e non ho proseguito la carriera lavorativa. Devo dire che adesso però mi cucio i miei vestiti da sola, così come li intendo e li desidero, e adesso che ho le figlie più grandicelle, ho iniziato ad avere varie commissioni… Sì, perché la mia creatività spazia un po’ ovunque, dai quadri alle tele al restyling di oggetti e anche di mobili. Perché poi ho sempre avuto un estro creativo, anche a scuola, dalla fase grafica passavo subito alla fase pittorica. Fin dai banchi di scuola, non ho mai lasciato l’ arte e la sperimentazione della materia, anche nel dover rompere la pietra… Ho sperimentato la ceramica e la stoffa, ho dipinto anche un ricamo oro antichizzato per ricreare i costumi d’epoca del mio territorio. Dai diciotto anni in poi, sono stata irrefrenabile e ho continuato a sperimentare la materia, malgrado gli impegni la familiari e i lavori di casa, tutto questo grazie al mio estro creativo.
Quando e come nasce Gioia Arte e… Le case di Gioia?
Sono un’ amante della natura e mi piace fare trekking in montagna, ho raccolto delle pietre per strada e mi è venuta voglia di assemblarle, poi da cosa nasce cosa. Difatti oltre il mio paese, Frascineto con le sue tradizioni, mi ha ispirata il borgo di Civita, uno dei borghi più belli d’ Italia. Qui ci sono le case di Kodra, così chiamate in onore dell’ artista di origine albanese il quale visitando Civita, aveva intravisto e riconosciuto figure antropomorfe, con il viso sorridente o corrucciato, con gli occhi grandi o piccoli… Da qui è partita l’ idea de “Le case di gioia”, opere realizzate in pietra decorate che prendono spunto dai piccoli scorci del mio paese, di Frascineto e della frazione Eianina. Anche qui c’è una storia: i profughi albanesi costruirono un ponte sul fiume Eiano circa cinquecento anni fa. Ecco perché nel nostro circondario si continuano le tradizioni con costume, lingua e rito bizantino in chiesa, in greco ed albanese. Difatti qui c’è una minoranza che parla la lingua italo-albanese.
Perché la pietra come fonte di ispirazione e materiale creativo?
Sono sempre in sintonia con la natura e attraverso le pietre della mia terra sento di stabilire un legame maggiore con il territorio…prendo le pietre dal timpone, un monolite di roccia e poi vi dipingo caratteristiche casette ispirandomi all’artista albanese…
In quale altro modo sei legata al tuo territorio?
Sono iscritta al CAI di Castrovillari, nel Parco del Pollino, uno dei parchi più grandi d’Europa, qui ci sono i pini loricati, riesco a salire in cima per ammirarli fino a mille e cinquecento metri. Li chiamo i giganti buoni, hanno la corteccia a forma di corazza, da “lorica”, corazza degli antichi legionari romani. Per me l’albero è l’ emblema della famiglia con fronde aperte che sembrano sculture… Intanto continuo ad essere vicina alla cultura e alle tradizioni del mio territorio. Ho creato uno stile anche nel costume, come dicevo, ho riprodotto il ricamo antico in pittura e ho dipinto a oro creando uno stile che fino ad ora nessuno aveva riprodotto. In questo modo ho partecipato alle danze popolari dette vallje: gruppi di donne vestite con i costumi di Frascineto che si muovono in cerchi concentrici e intonano delle strofe con rapsodie melodiche. Una manifestazione sempre di origine albanese che si tiene il martedì dopo Pasqua e che attrae molti turisti… Sono fiera di creare addentellati con il mio paese, sono orgogliosa delle mie radici, quando creo, affondo le mani nella mia terra…
Episodi della tua vita creativa che ti sono rimasti impressi?
Nel 1978 frequentavo la seconda elementare, la maestra ci parlò della tragedia di Aldo Moro, io avevo seguito il caso in televisione e disegnai la Renault 4 con dentro il corpo senza vita di Aldo Moro. Fu un disegno che ebbe un enorme successo…Poi a undici anni insieme al mio professore di matematica organizzai la mia prima mostra di pittura all’ interno della scuola.
Prossimi progetti?
Continuare con il progetto de “Le case di Gioia” e aprire il prima possibile un’ associazione culturale artistica.
Come ti definiresti come donna e come creativa?
Solare, altruista, positiva, ho una buona capacità di adattamento… Come creativa sono una persona in continua sperimentazione, sono poliedrica, mi interessano vari aspetti di un atto creativo.
Un tuo motto?
Rispettiamoci e…vivremo meglio!
Per info: cell: 340-0835663; pagina Facebook Gioia ART
Complimenti Francesca, ci siamo conosciuti possiamo dire in questo anno fatidico,il 2020, su vicine strade di montagna , insieme a mia moglie Dorota, condividendo insieme , tutti e tre, momenti di stupore guardando alla natura. Mano mano, abbiamo sempre piu’ riscoperto ed avvertito questa tua tensione artistica ed umana della vita, il che ci onora e ci fa tanto piacere.
Ti auguriamo sempre piu’ soddisfazioni a te ed alla tua affettuosa famigliola.
Mimmo e Dorota
Grande Francesca. Complimenti!