L’ arte non ha epoca. E’ l’ emozione che dorme su guanciali d’ eternità ( A. Aschiarolo)
C’è sempre un alito di vento da respirare, una mano da tendere, un sorriso da accendere sul volto. C’ è sempre una vita da vivere e una farfalla da liberare nei parati della nostra infanzia. C’ è sempre un lenzuolo da stendere, una cena da preparare, una carezza da donare. E c’ è sempre un colore da liberare sulla tela perché la vita è davvero un’ enorme tela e aspetta solo noi per dipingerla a seconda di ciò che nutriamo all’ interno di noi stessi. Perché la vita ha forme, ritratti, colori, sagome da riprendere ma ciò che custodisce nella nostra interiorità è il tesoro più grande, quello che ci indicherà la strada da seguire. L’ istinto intriso di volontà andranno ad affondare le mani nella terra e da qui si scopriranno i frutti, verranno fuori meraviglie, quelle che non avremmo mai immaginato. E finalmente cominceremo a respirare, a vedere le nuvole in cielo e ci sembreranno capolavori, quadri a cielo aperto. Perché è proprio vero, ogni cosa acquista forme e colori diversi a seconda del nostro sguardo e del nostro respiro calati nel mondo. Come un tramonto, un fiore appena sbocciato, un’ idea che lievita dentro di noi. Perché noi siamo arte se lo vogliamo. In un’ epoca come la nostra, abbiamo sempre più bisogno di conforto e di magia, di stupore e di meraviglia. E ogni forma d’ arte può aiutarci a scoprire lentamente chi siamo per poi donare i frutti agli altri. Abbiamo bisogno di comunicare meraviglie, quelle che i nostri occhi aspirano sempre a vedere. Abbiamo bisogno di valorizzare la nostra terra, le nostre tradizioni, la nostra storia locale. Ed è così che si possono assistere ai miracoli, quelli che può compiere il nostro cuore. Lasciando stare i perché e i per come e focalizzando l’ attenzione sulla bellezza delle cose, sulla profondità e semplicemente su ciò che può farci stare bene. Ed è così che l’ arte è vita e la vita diventa arte. Solo se lo vogliamo. Poi c’ è chi lo vuole decisamente con tutte le proprie forze. Come Antonella Mirauda, una donna che definirla appassionata d’ arte è poco perché per lei è arte anche un filo d’ erba, un pezzo di legno al quale dare un’ anima, un pezzo di carta stropicciata. ..Come un radar scopre la materia e poi vi si tuffa per riuscire a trarre il meglio, per riuscire a valorizzare ogni segmento, ogni punto, ogni forma e respiro. Antonella appare una donna riservata sulle prime ma quando parla della sua creatività e passione per l’arte pittorica, è entusiasta, motivata, chiara, disinvolta, fluida come l’ acqua di un fiume che arriva a valle. Come se volesse ripercorrere un po’ le sue tappe e ricordare a se stessa che non c’ è cosa più bella che vivere d’ arte e bellezza e che non c’ è cosa più bella che emozionarsi per emozionare. Per regalare buoni sentimenti agli altri. Quindi sembra davvero prendere il volo mentre parla ed è meraviglioso ascoltarla perché trasmette gioia di vita, passione, stupore. Difatti ammette di amare l’ arte che crea stupore, quell’ arte che rappresenta diversi volti, stili diversi e diversi messaggi da inoltrare. In quel silenzio che varca la soglia dell’ infinito, l’ arte arriva dove nessuno può arrivare perché è qualcosa che nasce dalla propria sorgente interiore ed è per questo, qualcosa di puro, incontaminato, incorruttibile. Antonella Mirauda ha trentasei anni, è originaria di Cefalù, di quell’ angolo di Sicilia follemente innamorata dei colori, dei sapori, delle tradizioni e della propria storia e storia dell’ arte. Antonella è sposata con Christian, un militare che è riuscito ad avvicinarsi alla sua famiglia originaria e che ha portato la sua a Villaputzu, un comune della provincia del Sud Sardegna. Dalla loro unione è nato Ivan, il loro bambino che oggi ha cinque anni. Dunque dopo un lungo girovagare perché vissuti per otto anni in Alto Adige, sono riusciti ad arrivare al mare perché, senza, proprio non si poteva stare. E poco cambia se si tratta del mare della Sicilia o della Sardegna, perché il resto lo fa l’ amore e …l’ arte appunto. Difatti Antonella dopo aver studiato presso l’ istituto d’arte di Cefalù e dopo qualche esperienza di lavoro, una volta trasferitasi in terra sarda, ha avuto come un richiamo forte per l’ arte pittorica. Ma sin dai dieci anni d’ età è stato facile appassionarsene poiché le bastava guardare sua mamma dipingere e da lì le si è aperto un mondo artistico e creativo. Molto legata alla sua terra d’ origine e molto sensibile nei riguardi di tematiche come la violenza sulle donne o la strage di Falcone e Borsellino, ha voluto ritrarre scene che ricordassero questi eventi e momenti attraverso una sua particolare visione. Poi ci rivela che suo padre di origine lucana ha conosciuto sua madre quando faceva servizio in Sicilia e quando lo dice, a lei per prima sembra di vivere una magico racconto…Intanto ciò che affascina di Antonella è la sua generosità, il suo voler farsi in quattro per una causa importante come l’ alluvione di Bitti. Difatti ammette che non c’ è gioia più grande nel vedere che gli altri stiano bene perché la felicità non è a senso unico. Ma piuttosto bisogna elargire agli altri ciò di cui hanno bisogno. Antonella ha occhi grandi e sgranati sul mondo per meravigliarsi e meravigliare, per ritrarre scene di vita quotidiana tra tradizioni locali e vicende storiche affinchè non passi soltanto il ricordo ma affinchè tale ricordo inviti alla riflessione. E affinchè ci sia per ogni tempesta un arcobaleno, per ogni lacrima un sorriso, per ogni dubbio una certezza. Solidale, attenta, garbata, affabile, ad Antonella piace andare incontro al nuovo pur soffermandosi sul passato, su quelli che erano anche gli antichi mestieri. Intanto dalla materia arriva alla trasformazione della stessa per dare un’ anima ad un pezzo di legno e per ritrarre un sorriso abbozzato. Perché talvolta ciò che ci mantiene in vita è davvero un sorriso, una mano tesa al momento giusto, una parola di conforto e vedere che esiste ancora chi crede nel bello e nell’arte tutta. E questo fa sicuramente rima con ricerca interiore, in un connubio fra passato e presente tra scoperta, meraviglia ed emozione. Ed è così che l’ arte è vita e la vita diventa arte.
Raccontati tra passioni, vita familiare, lavoro…
Sono cresciuta con i pennelli in mano, avevo dieci anni quando ho pensato che avrei scelto questa strada… Mia mamma Pina aveva una grande passione per la pittura e io l’ ammiravo molto. Ed è così che crescendo ho voluto frequentare l’ istituto d’arte a Cefalù con indirizzo in architettura, arredamento e falegnameria e in genere mi è sempre piaciuto creare con quello che riuscivo a riciclare. Mi sono laureata in architettura con indirizzo in restauro, recupero e riqualificazione dell’ architettura. Io sono siciliana, mio marito è sardo ed è un militare. Abbiamo vissuto per otto anni in Alto Adige al confine con l’ Austria in Val Pusteria. Qui abbiamo trovato un po’ di difficoltà riguardanti la lingua e il clima, la maggior parte della popolazione parla il tedesco e quindi era richiesto il patentino di bilinguismo. Non è stato facile ma ho travato lavoro in una profumeria come commessa e nel negozio c’ era un servizio di nail art, quindi mi sono divertita a dipingere le unghie… Questo per cinque anni per poi rilevare lo stesso negozio. Poi…è nato mio figlio e abbiamo sentito l’esigenza di riavvicinarci a casa e ci siamo così riavvicinati a una delle due famiglie originarie. Ed è così che da tre anni a questa parte viviamo a Villaputzu, ed è così che mi sono sentita ancora più libera di creare e dipingere…
Come nasce la tua passione per l’ arte pittorica?
Mia mamma Pina, dunque, dipingeva per passione, faceva cose da regalare ai familiari, poi mi ha insegnato a dipingere e così ho provato a fare quadretti in vetro ed ho persino iniziato a personalizzare la mia cameretta. Ero innamoratissima di Lupo Alberto e ho realizzato un murales alto un metro che lo rappresentava, poi ho dipinto anche dei jeans con un tramonto con il panorama di Venezia. Sono sempre stata fantasiosa…
Di che cosa ti stai occupando attualmente?
Mi stanno commissionando dei ritratti e sto realizzando dei cuscini dipinti personalizzati…
Iniziative che ti hanno visto protagonista e che hanno riscosso successo di pubblico?
In ricordo della strage di Falcone e Borsellino, per l’ iniziativa “Palermo chiama Italia”, bisognava esporre un lenzuolo bianco e io ho voluto fare di più, realizzando un dipinto in stile pop art e donandolo al comune di Villaputzu, poi per la giornata della memoria dedicata a Liliana Segre, ho realizzato un suo ritratto con un farfalla gialla che vola tra un filo spinato. E accanto ad una panchina rossa, in occasione della giornata sulla violenza alle donne, ho realizzato un pannello che sarà esposto in maniera permanente. Devo dire che ogni anno scelgo un’ associazione per apportare il mio contributo…la mia famiglia mi ha inculcato il valore della solidarietà e dell’ aiuto reciproco. E così è partita una raccolta fondi per l’ alluvione di Bitti. Ho voluto ritrarre “La donna di Bitti”, una donna in costume sardo perché la Sardegna è molto legata alle sue tradizioni. Il ricavato della vendita del dipinto andrà al comune di Bitti.
La tua fonte di ispirazione?
Mi piace molto camminare anche in riva al mare, mi colpisce la luce, i colori, la natura, i materiali come un pezzo di legno, una pigna, un pezzo di carta, gusci di pistacchio, semi di zucca, qualsiasi cosa che possa riciclarsi. Da qui generalmente nasce l’ispirazione per la mia creatività.
Prossimi progetti?
Per questo legame che ho stabilito con la Sardegna, mi piacerebbe realizzare una collezione di volti di persone secondo la tradizione sarda. Poi per creare un legame tra la terra sarda e la sua produzione vinicola, mi piacerebbe rappresentare scene di vita tradizionale e vecchi mestieri sul legno e precisamente sul fondo delle botti in legno…Intanto non nascondo che mi piacerebbe realizzare un laboratorio per bambini o per le fasce d’ età più giovani che sono troppo attaccati a tablet e videogiochi per far scoprire loro il bello del lavoro creativo, fino ad arrivare alla pittura su ceramica che potrebbe abbellire il loro paese.
Quale legame hai invece con la tua terra di Sicilia e in che modo ti ispira?
Mi ispirano i colori sulle maioliche, i colori caldi come il rosso, l’ arancio, il giallo…i panorami di Cefalù, panorami con rocca e cattedrale: la Sicilia trasuda storia ed arte.
Che cos’ è per te l’ arte?
L’ arte è vita, mi piace quello che si riesce a comunicare attraverso l’ arte che è uno specchio di vita. Vedendo un’ opera si riesce a comprendere uno stato d’ animo, mi piace l’arte che crea stupore con stili diversi, l’ arte che sorprende e che genera emozione.
Come ti definiresti come donna e come creativa?
Riservata, chiusa, sensibile, ho strette le mie emozioni e l’ arte mi aiuta a trasmetterle… Come artista sono frenetica, sognatrice, totale.
I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti fa star male e intristisce?
Mi fa star male vedere gli altri soffrire sia fisicamente che moralmente, somatizzo le emozioni di tutti, cerco di aiutare gli altri entrando pian piano nella loro vita. L’ indifferenza mi fa star male, di contro, mi fa star bene vivere ambienti sereni, la serenità, il dialogo, il fatto di essere stata utile per qualcuno.
Un tuo motto di vita?
Vedere la luce oltre il buio, questo potrà salvarci!
Per info: 348-4705504; pagina facebook Antonella Mirauda -Artista