Marco Galli, gli sguardi straordinari dell’ arte

Marco Galli, gli sguardi straordinari dell’ arte

Ora  non mi preoccuperò più di tagliare profili netti, angolature esatte di luce ed ombra, ma scaturire dal mio intimo direttamente luce e ombra, preoccupato unicamente di trasmettere l’ immagine senza nessun revisionismo aprioristico, cose che per lunghi anni avevo sentito ( Emilio Vedova)

Viviamo per dare forma alle cose oltre che per dare un senso alla nostra vita che dovrebbe essere punteggiata da legami, ancor meglio se solidi.  Legami con le persone, con l’ambiente, con la natura, con quel senso di appartenenza alla vita stessa. Dovremmo iniziare a vivere un’ altra vita, un’ altra vita parallela che possa condurci alla nostra vera conoscenza. Perché saremo sempre noi  i primi attori e i primi protagonisti di un mondo che vuole vederci anche dall’ interno oltre che dall’ esterno. Attraverso sguardi straordinari su esistenze altrettanto straordinarie. Perché possiamo camminare, lavorare, amare, vivere, viaggiare ma non sempre può bastarci. Abbiamo bisogno di stabilire un contatto con la nostra parte interiore, quella che parla da sola e ci suggerisce il percorso ogni volta che l’ascoltiamo. Senza dubbio l’ arte aiuta e spiana la strada verso orizzonti, voci, verso visioni che poi possano intersecarsi con la nostra vera essenza. Perché solo spaziando come luce che cola tra i meandri dell’ inconscio, arriveremo ad una certa meta, ad una certa conoscenza interiore. L’ arte, poi, non è mai abbastanza. A settantatrè anni Renato Guttuso diceva” vorrei imparare a dipingere meglio…” Ecco perché occorrono sguardi straordinari che esulano dal contesto quotidiano.   Questi  sono  gli sguardi straordinari dell’ arte. Un modo unico di guardare alle cose e al mondo. Abbiamo avuto il piacere di conoscere l’ artista Marco Galli, originario della provincia di Milano, oggi vive a Padova. Per esigenze lavorative, si ritrova ad essere un vigile del fuoco, professione scelta con molta consapevolezza. Per vivere, invece, dipinge dall’ età di quindici anni. Sin dalle scuole medie, si è avvicinato al campo della pittura, volendo conoscere anche la storia di artisti come Pablo Picasso. Quindi non solo dipingere ma anche conoscere la storia di artisti è stato illuminante e ha destato in lui quelle meraviglie, quella volontà di conoscenza e scoperta che l’hanno poi condotto ad essere l’ artista che è oggi. Appassionato all’ inizio di cubismo, l’ artista Galli ha  poi rivolto il suo sguardo al realismo italiano, restando affascinato dall’ artista Guttuso e dall’ opera La Vucciria. Dalla Guernica di Picasso, dunque,  alla Vucciria di Guttuso, si è trattato davvero di un viaggio straordinario. Ed ecco che l’artista Marco Galli si è sentito pronto ad iniziare un percorso realista, iniziando a dipingere prima angoli di case, anfratti di paese, paesaggi talvolta scattati anche dall’ obiettivo fotografico di suo padre che amava portare  in giro la sua famiglia per paesi e città.  E dopo aver portato avanti questo percorso e genere realista, ha avuto l’ impatto folgorante con le opere di Emilio Vedova, uno degli artisti più rappresentativi dell’ informale. Un linguaggio pittorico quest’ ultimo, improntato sulla gestualità, la materia e il segno. Fino ad ispirarsi anche  all’ astrattismo. Ed ecco che le opere dell’ artista Marco Galli sono intessute non solo di colore ma anche di conoscenza, curiosità e sperimentazione. E il suo sguardo di ragazzo ancora non si è perso ma rivive  in una pittura che  sa di astrattismo informale come lo stesso artista la definisce.  Un coacervo di pennellate vertiginose tra lampi di colore lanciati sulla tela che sembra berne tutto il mistero. Tagli, segni, tra luce che non si nasconde e che poi scavalca le ombre. Lì dove le macchie di colore non potranno mai contrastare gli stati d’ animo ma elevarli, celebrandoli tra quelli che sono i ricordi, le visioni di un viaggio e gli stessi sguardi sull’ arte, gli stessi sguardi straordinari dell’ arte. Difatti ciò che affascina della  pittura dell’ artista Galli non è soltanto la sua mistura tra informale e astratto ma la sua volontà di andare oltre, come anche oltre una vita ordinaria. Le sue pennellate trasmettono una volontà di voler essere nell’ hic et nunc, nel pathos, in quel fuoco sacro che lo anima e anima la potenza dell’arte. Trovare un connubio, provare a tenere un legame stretto con segni e colori per contemplare la luce con maggiore serenità.  Come avviene nell’ opera “Composizione dorata” di Marc Rothko. Difatti quest’ ultimo lascia filtrare la luce, non la interrompe, non la allontana ma la contempla. L’ arte ci parla se sappiamo parlarci. Segni di fuoco, trasparenze, vertigini di colore e solide tracce di un paesaggio interiore; tensione e distensione verso profili mai segnati prima, ma oggi raggiunti attraverso i nostri sguardi straordinari e gli sguardi straordinari dell’ arte.

 

Come nasce la tua passione per la pittura?

Alle scuole medie mi ero appassionato di disegno, mi trovavo sempre con carta e penna in mano…poi ho avuto a che fare con l’ insegnamento della pittura che è stata una rivelazione, ho iniziato a realizzare vari lavoretti a scuola. Strada facendo, mi sono appassionato a Pablo Picasso e alle sue opere dal forte impatto emotivo. Fin dai primi anni’ 90, verso i quindici anni, mi sono appassionato quindi alla pittura cubista con la rappresentazione della Guernica e devo dire che conoscere più da vicino la vita di Pablo Picasso mi ha dato quell’ input in più di cui avevo bisogno. Dopo la fase cubista, ho apprezzato molto quella del realismo italiano  con Renato Guttuso e la metafisica di De Chirico…Ho iniziato un percorso realista. Ho portato avanti questo genere di realismo fino  agli anni 2000, anni di svolta. Devo dire che, in seguito, fondamentale è stato assistere ad una mostra del grande artista Emilio Vedova. Si è trattato di un vero e proprio colpo di fulmine! Mi piaceva la sua maniera di pittura astratta e informale insieme…Oggi quello che porto avanti è proprio lo studio  e la ricerca della pittura astratta e informale. Studiando l’ artista Vedova, mi sono appassionato anche alle opere dell’ artista Afro Basaldella…Questo per appassionarmi  successivamente anche agli artisti astrattisti come Rothko e all’ informale di Pollock.

Come definiresti quindi il tuo stile?

Un informale astratto ma anche un informale materico poiché utilizzo la sabbia come la polvere di marmo…

La tua fonte di ispirazione?

Tutto ciò che mi colpisce e attira la mia attenzione…eventi, un castello come quello di  Donnafugata a Ragusa,  un luogo che ho visitato di recente, davvero ricco di fascino. Poi possono ispirarmi ricordi del passato o visioni del presente,  viaggi… tutto filtrato dai miei stati d’ animo.

Che cos’ è l’ arte per te?

Per me l’ arte è vita, semplicemente vita…

I tuoi esordi?

Ho esordito in una mostra a Milano per giovani emergenti nel ’95, poi mi sono fermato per vicissitudini familiari per poi riprendere a dipingere…nel 2015 ho iniziato ad esporre in collettive, da Venezia a Firenze a Budapest. Poi nel 2021 ho esposto a Roma, Perugia, Palermo, Genova, Ravenna…

Prossimi progetti?

Una personale entro fine anno e una bi-personale insieme ad un’ amica artista…

Come ti definiresti come persona e come artista e in che cosa ti ha cambiato l’ arte?

L’ arte mi ha cambiato in meglio, mi ha aiutato ad essere più paziente; come sono? Sicuramente sono sensibile, disordinato, determinato, comunicativo, autoironico, un bel mix caratteriale! -sorride-.

Un tuo motto di vita?

Le uniche cose che sbagli sono quelle che non provi a fare.

 

Per info: cell: 333-6208434; Instagram marcogalliart; pagina facebook Marco Galli ART; www.marcogalliart.com

 

 

 

 

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