Raffaele Piccoli, nell’ unione di finito e infinito

Raffaele Piccoli, nell’ unione di finito e infinito

Io buco; passa l’ infinito di lì, passa la luce, non c’ è bisogno di dipingere…( Lucio Fontana)

 

Nella continua danza che è la vita, ad un certo punto, bisogna pur fermarsi. Ma fermarsi soltanto per capire chi vorremmo realmente essere, chi vorremmo realmente diventare. Perché la vita ci porta per mano a fare giri immensi, acrobazie, metamorfosi per poi tornare al punto di partenza. Abbiamo il nostro fuoco dentro, il nostro magma da gestire e ognuno di noi ha qualcosa da offrire a sé e agli altri. Ma per arrivare ad offrire qualcosa di sé, bisogna prima conoscersi, sperimentarsi, amarsi e amare ciò che si fa. Solo allora il magma che abbiamo dentro, esploderà e ci vedremo crescere, cambiare pelle; non saremo più quelli di prima. E quando ci guarderemo indietro, tireremo un sospiro di sollievo perché saremo riusciti a fotografare le nostre scalate nel tempo come una scultura nella roccia, come quella montagna che ci abbraccia da lontano e che sarà sempre più vicina. Ecco che, soltanto nell’ essere riusciti a compiere alcuni passaggi, alcuni esercizi, scopriremo la nostra vera natura. E ci fonderemo alla  stessa natura,  attraverso altri passaggi, ci modelleremo con essa. Perché, poi, i veri passaggi saranno i nostri stati d’animo, da qui attingeremo la nostra essenza, la nostra arte nel tempo. Perché ci saranno giorni e giorni, giorni nei quali non riesci ad identificarti se non passando per quel magma interiore, quel fuoco che poi si spegnerà nel momento in cui diventerà segno, scrittura, impronta. E ritroveremo la nostra essenza tra tagli, deformazioni,  metamorfosi. Per un continuo divenire, per una identità ancora da incollare alla nostra pelle, al nostro profilo umano, alla nostra vita. Raffaele Piccoli è un artista palermitano eccentrico e poliedrico, lavora la ceramica da artista perché ne va oltre l’ uso comune. I suoi sono veri e propri pezzi di design lì dove si scorge all’ interno quel magma, quel pathos che va oltre l’ ordinarietà. Ma per far questo bisogna avere una sensibilità artistica particolare e fuori dal comune. Come sui generis è lo stesso autore di tali pezzi. Difatti Raffaele Piccoli è un vero e proprio artista perché ha saputo analizzarsi e sperimentarsi costantemente. Entrando in punta di piedi in nuove dimensioni, ha sempre provato e riprovato scuole artistiche diverse tra loro fino ad approdare alla ceramica. Svariate le pubblicazioni e le mostre a tutt’ oggi, la sua è stata una danza, un volteggiare nell’ aria alla ricerca di se stesso, attraverso quei tumulti interiori che sin da ragazzo l’ hanno poi condotto sulla via maestra. E quindi non sarebbe potuto che essere un artista. Autodidatta nel campo della musica, ha cominciato a suonare per strada, poi ha provato ad entrare in un’ accademia di moda, poi nel campo della scenografia, poi…la tappa importante è stata l’ accademia d’ arte di Monreale con indirizzo restauro. In questo campo ha lavorato per un po’, fermandosi, per approdare alla ceramica, dopo averla anche insegnata. Le sue discese e le sue risalite sono state poi il frutto di quella maturità raggiunta con sofferenza, con circospezione, con quel timore che contraddistingue chi vuole arrivare in altre dimensioni e tentare nuovi confini. Ma sarà proprio questo magma interiore  a dargli la spinta per andare avanti, per lanciarsi in nuove visioni, sensazioni, emozioni. Intanto il 7 dicembre aprirà il suo nuovo laboratorio a Palermo in Via Garibaldi, 56 ed è emozionato come un bambino ai primi giorni di scuola…L’ inaugurazione vedrà anche il contributo della fotografa Luisella Daina che esporrà le sue opere. E questo piace della sua personalità, questa sua veracità, trasparenza, schiettezza, lo stupore e la voglia di fare, di provarci e andare sempre in fondo alle cose e alla vita. La sua ceramica si contraddistingue per quei tagli e deformazioni, per quei colpi che dà alla materia che si piega su se stessa. Un modo per scoprirsi, sperimentarsi, venirsi incontro. Un po’ come si fende la nebbia al nostro passaggio, così Raffaele Piccoli lascia i suoi tagli sulla materia. Per attraversare il suo groviglio interiore. E il suo modus operandi ricorda le opere di Lucio Fontana con i suoi buchi e tagli, uno scultore che scolpiva sulla tela. Si tratta sempre di una sperimentazione nel tentativo di rendere la sensazione di uno spazio ulteriore dando ritmo e suggestione diversa allo spettatore. Ecco perché le opere degli artisti non vanno soltanto ammirate ma capite nel profondo, perché, essenzialmente, un vero artista è generoso e tende ad andare oltre, immaginando e sperimentando confini diversi per arricchire il proprio spirito e ridare agli altri quanto imparato. Nell’ unione di finito e infinito.

 

 

Raccontati tra passioni, progetti, studi, lavoro…

Intanto vivo a Palermo da sempre, ho due figli, Giorgio e Federico, e Luisella, la mia attuale compagna…Devo dire che ho odiato gli studi, avrei voluto frequentare il liceo artistico ma mio padre mi dirottò verso il liceo scientifico.  Solo oggi penso di aver raggiunto un certo equilibrio perché sono stato sempre un girovago…d’ arte. Mi sono iscritto ad architettura ma non ho voluto continuare, ma il campo dell’arte mi ha sempre appassionato… Mi iscrissi ad un’ accademia di moda e gioielli a Roma però ho smesso anche perchè  ho cominciato a suonare con diverse band e, per un periodo breve, ho suonato  per strada a Roma, è stata una bella esperienza, ho sempre suonato un po’ di tutto, mi è sempre piaciuto…Poi mi sono iscritto a scenografia all’ Accademia  di Belle Arti di Palermo, ma anche qui mi sono ritirato per arrivare ad iscrivermi all’ Accademia di Belle Arti di Monreale con indirizzo restauro, e questo mi ha permesso di capire che avrei avuto bisogno di creare, pur realizzando bei lavori nel campo del restauro. Rifrequentando l’ ambiente dell’ accademia, sono stato assistente del restauro della ceramica, mi sono inserito come insegnante, appassionandomi al campo della ceramica  e soprattutto della ceramica raku.

Che cosa crei precisamente?

Amo creare oggetti artistici, sculture, sono pezzi fatti al tornio, vasi che deformo e che colpisco e taglio ad anelli…realizzo anche quadri in ceramica e pannelli.

La fase di lavorazione che più contraddistingue la tua ceramica?

La mia è ceramica raku e stoneware… come dicevo, la mia ceramica è caratterizzata da tagli e  deformazioni,  trasformo i pezzi:  prendo il pezzo fatto al tornio e immagino quello che potrebbe diventare: deformo con bacchette di legno, colpisco i vasi che si piegano su se stessi…Questo l’ ho imparato nel corso degli studi in accademia  grazie ad  alcuni prof artisti che ci dicevano di trasformare il pezzo facendolo diventare altro. E questa fase di sperimentazione ancora mi accompagna.

La tua fonte di ispirazione?

Gli stati d’ animo,  quelli che hanno accompagnato la mia vita un po’ sofferta, dai problemi con lo studio alla ricerca di me stesso alla voglia di creare qualcosa di diverso…

Che cosa provi quando crei?

Gioia e stupore…

I tuoi luoghi del cuore?

Amo la mia terra, mi piace molto, mi ritrovo sulle Madonie come ad Erice e a Cefalù.

Come ti definiresti come persona e come artista?

Sono timido, insicuro, ma non chiuso, mi piace il confronto con gli altri, sono  determinato e forte nella mia stessa fragilità.

I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti rattrista?

La manipolazione, la falsità e l’ ipocrisia mi rattristano non poco, credo tanto nella sincerità e nell’ amore in genere.

Prossimi progetti?

Mi piacerebbe organizzare una mostra che abbia come titolo “La danza e il movimento” perché l’ argilla danza e ha un suo movimento al tornio che gira…e che poi, asciugandosi, si ritira.

Un tuo motto di vita?

Non mollare, non mollare mai…

 

Per info: cell: 338-3595310; www.raffaelepiccoli.com ; instagram raffaelepiccoli70; pagina facebook Raffaele Piccoli Arte e Design; foto di Luisella Daina

 

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