Sacro non è raccontare ciò che sei ma quello che ti commuove e non sai perché ( Da Sacro Minore di Franco Arminio)
Quando sboccia un fiore, quando cade una foglia, quando brilla un prato a primavera, si avverte il segno del passaggio del tempo tra le pieghe del cuore che diventa creativo insieme a noi. Ma sta sempre a noi guardare le cose del mondo con occhi diversi, inseguendo ciò che più si confà al nostro credo e alla nostra personalità. E soltanto conoscendo noi stessi più in profondità, si potrà arrivare ad una visione d’ insieme, alla conoscenza di quanto ci circonda e oltre. E proprio questo guardare oltre ci libererà e ci permetterà di sondare altri orizzonti. Poi tutto avviene anche per caso o anche per sogno. Arrivando in quel mondo metafisico, in ciò che ci può appartenere o non appartenere, nell’ essere o non essere. Ed è così che aspettandosi e comprendendo il proprio sogno, arrivando al centro della propria leggenda personale, si riesce ad allargare il proprio sguardo fino a renderlo uno sguardo unico, uno sguardo d’ insieme. Ed è bello e utile riannodarsi ai propri sogni che sono i nostri bisogni per arrivare alla più profonda condivisione. Ed ecco che non si riesce a restare nei ranghi, nel proprio recinto ma bisogna spaziare con la mente per riprendere quel fiore che sboccia nell’ armonia della natura insieme al vento che è pneuma, forza vitale. Ed è così che, senza accorgersene, nasce l’ arte. Perché, poi, lì dove c’è professionalità, amore, arte, c’ è vita, c’ è rispetto, c’ è sacrificio, c’ è responsabilità. Una bella parola questa che deriva dal latino respicere, guardare, guardare l’ altro rispettandolo. Raffaele Rio è una persona in continuo divenire, una persona che ama la creatività in tutte le sue forme. Una personalità eclettica la sua, anche se adempie ad un lavoro di precisione ma appunto perché non vuole focalizzarsi in un solo ruolo, oggi è anche un apprezzato artista. Presidente di Demoskopika, istituto di ricerca con sede a Roma, fa la spola tra Roma e Rende. Ha ottenuto nel tempo prestigiosi riconoscimenti internazionali. Ha gestito numerosi progetti nell’ ambito del marketing management, è professore a contratto dell’ Università degli Studi del Sannio dove insegna Analisi e comunicazione per le strategie di supporto decisionale per le pubbliche amministrazioni ed è autore di numerose pubblicazioni e saggi di approfondimento del settore turistico e del marketing territoriale. Di origine “arbereshe”, ossia italo-albanese, una minoranza etno-linguista albanese stanziatasi in Italia meridionale, è sempre vissuto nella sua Calabria della quale apprezza le bellezze come le contraddizioni intrinseche. Sposato con Enza, una professoressa di Arte visiva, ha una figlia, Alessia di sedici anni. Raffaele Rio ha una concezione rispettosa dei numeri e dell’ arte, ecco perché gli riesce bene inserirsi sia in un ruolo che nell’ altro. Difatti riesce ad andare oltre i numeri, oltre se stesso, soffermandosi non soltanto sui dati statistici, quindi non vedendo il numero soltanto dal punto di vista matematico ma inserendolo in un tessuto storico-sociale e psicologico. Ecco che quando si è così meravigliosamente dotati di altre percezioni e visioni, non può bastare un solo ruolo ma si sente il bisogno di andare verso altre dimensioni. Ecco perché i suoi numeri sono diventati colori e questo avviene quando si ha bisogno di ulteriori contenuti che possano allargare i personali orizzonti. Oggi Raffaele Rio, dopo un lungo percorso introspettivo, è anche un artista che ha scelto l’ astrattismo come voce pittorica costante. Intanto la fluid art e la resin art hanno attratto la sua attenzione nel tempo, dipingendo emozioni come esperienze e quotidianità. Un’ arte pittorica la fluid art che, attraverso colate di colore, ha scelto di esprimere proprio la fluidità della vita per sciogliere quei nodi e talvolta quella razionalità matematica che diventa arte pura. Definisce “astrattismo caotico” la sua arte pittorica perché fondamentalmente Raffaele Rio ha bisogno di “caos incastrato in un perimetro di consapevolezza”, questo perché il suo caos è azzardo, visione, caos cromatico. L’ artista ha bisogno di armonia per creare, ha bisogno di origini, ramificazioni, paesaggi interiori, tutto attraverso colori acrilici e concetti astratti. Ma ha anche bisogno di tangibilità, ossia di toccare la materia della stessa fonte artistica per sentirsi parte integrante di un tutto in continua evoluzione. Perché il bello dell’ arte è l’ andare dal particolare all’ universale, secondo una propria geografia dell’ anima, rafforzando principi e valori inculcatigli anche dalla famiglia d’ origine. Una famiglia di altrettanti artisti e creativi…E come in un impulso al quale non puoi sottrarti, si sublima il proprio io nel legame profondo che si instaura con la stessa attività artistica. Si definisce non a caso “un visionario” poiché le sue opere sono spazi di infinito come infinito è il mare azzurro della sua Calabria, una terra che l’ ha allevato, una terra ricca di humus, tradizione e multiculturalità. Ed è anche su questo filone che vuole incidere il nostro artista che tende a voler coniugare vari aspetti di una società che evolve e che aspira alla conoscenza di sé e degli altri. E tutto questo avviene quando i numeri sono colori, quando ci si emoziona al di là di ogni cosa, quando si è rigore e passione insieme, tensione e distensione, finito e infinito. Nel lento fluire delle cose, in quel “panta rei” che scandisce il nostro operato nello spazio e nel tempo.
Raccontati tra lavoro, passioni, progetti…
Sono presidente di Demoskopika, istituto di ricerca che ha sede a Roma, ho una laurea in Scienze economiche e sociali, sono sempre stato attratto dai fenomeni economici e sociali e ho sempre pensato che il dato fosse uno strumento per comprendere la realtà e la quotidianità. Sono giornalista pubblicista, ho esercitato l’attività per un quinquennio…oggi insegno presso l’ Università degli Studi del Sannio…
Come nasce la tua passione artistica?
Amo la creatività, ho sfogato la mia creatività nel “visual data”: anche la statistica ha la sua creatività nell’analisi del dato. Poi nel novembre del 2021 ho letteralmente sognato una tela bianca e mosso da un impulso a creare, ho iniziato a dipingere…Anche mia moglie dipinge e mia mamma era brava nel chiaroscuro…Devo dire che sono stato colto da tale entusiasmo che oggi ho al mio attivo una vasta produzione artistica. Sono partito dai paesaggi per arrivare all’ astrattismo, prima con spatola poi con spatola e pennello. Ho scoperto la tecnica della fluid art, della resin art e del pouring art. Adesso mi occupo di astrattismo attraverso la fluid art e la resin art utilizzando spatola e pennello, resina, colori acrilici, glitter, bombolette spry . Ho intitolato “Visioni numeriche” la mia prima mostra che ho tenuto presso il Museo civico di Rende. Il ricavato è stato devoluto all’ associazione “Gianmarco De Maria” che si occupa di sostenere bambini con patologie oncologiche.
La tua fonte di ispirazione?
Le emozioni, le esperienze, gli affetti, la quotidianità. Ciò che dipingo è ciò che sento…Come artisti amo De Chirico e Picasso.
Come ti definiresti come persona e come artista?
Mi definisco un decisionista, un visionario; sono sempre andato oltre i numeri, oltre l’ orizzonte… sono egocentrico, molto positivo.
Come definiresti il tuo stile?
Astrattismo caotico.
Prossimi progetti?
Mi piacerebbe organizzare altre collettive di pittura, mi piacerebbe che le persone utilizzassero i miei quadri per arredare i loro appartamenti e mi piacerebbe donare qualche mia opera in un luogo della sofferenza come ho fatto per il reparto di radioterapia dell’ ospedale di Cosenza.
I tuoi migliori anni?
Mi è piaciuto tutto della mia vita, in particolar modo il periodo in cui erano in vita i miei genitori: sono stati due genitori straordinari, mi hanno trasferito l’ ambizione, l’ amore per il prossimo, la volontà di cercare sempre la pace e il bello di creare relazioni. La nascita di mia figlia, poi, un bellissimo dono, mi ha completato…
Quanto c’ è in te della tua Calabria?
C’ è tanto di me nell’ azzurro del mare, nell’ idea di una città multicolor: i colori rappresentano una moltitudine di emozioni…
Che cosa ti piacerebbe che si dicesse di te?
Mi piacerebbe che si dicesse che sono una persona che ispira fiducia, disponibile e sulla quale si può contare.
Per info: pagina facebook Il visionario, cell: 351- 709 9301