John Byatt, nel centro del mondo

John Byatt, nel centro del mondo

La dignità dell’ artista sta nel suo dovere di tessere vivo il senso di meraviglia nel mondo (GK Chesterton)

 

Come si fermano le scene del mondo? Viviamo, lavoriamo, amiamo, ma poi che cosa c’è che ferma veramente le cose del mondo? Come in una immagine, una fotografia, un segno indelebile del nostro passaggio e del nostro essere al mondo. Intanto cambiamo e scopriamo chi siamo e ci meraviglieremo perfino di cambiare cielo, di cambiare radici e di ritrovarci ad essere persone nuove e artisti di un nuovo mondo e un nuovo modo di concepire le cose. E ci capiterà di chiudere la porta di casa e di camminare, camminare fino ad arrivare al centro del mondo, al centro di noi stessi.  Saremo così avvolti e attraversati da un’ aura diversa, non riusciremo più ad essere quelli di prima e… meno male. Perché la vita è cambiamento, è traccia da lasciare ed è libertà da acquisire nel tempo. Poi con il passare del tempo stesso, ci accorgeremo davvero che il centro del mondo siamo noi. Possiamo cambiare nazionalità, regione, paese e città ma troveremo in noi il nostro punto di riferimento. Almeno così dovrebbe essere. E soltanto permettendo al nostro cuore e alla nostra mente di viaggiare, arriveremo lontano, dove non avremmo mai immaginato di essere. Ma per fare ciò occorre il coraggio del cambiamento, di andare incontro al nuovo. E la vita così acquista colori diversi e si avverte come una spinta emotiva che arriva da dentro e ti cambia le scene. Mentre il sipario si apre e si chiude a seconda delle nostre idee, dei  nostri pensieri e delle nostre emozioni. E come il teatro è la vita e noi siamo i principali attori mentre il tempo, in un modo o nell’ altro, darà ragione al nostro operato. Particolare artista che ama il cambiamento è John Byatt, di origine inglese, della zona di Manchester. Affascinato da Roma, dalla città eterna, oramai è da quindici anni in Italia, tant’ è che si sente più italiano che inglese. Approdato all’ inizio in Umbria, nelle suggestive dimensioni paesaggistiche tra Amelia e Todi, gli è piaciuto, poi, sperimentare nuovi territori e nuove dimensioni umane ed artistiche. L’ artista John Byatt non è necessariamente alla ricerca di un’ ispirazione giusta perché si nutre di bellezza ed è la stessa bellezza ad ispirarlo  in tutte le sue forme. E se pur viaggiatore nato, ammette che il miglior viaggio è quello che si compie all’ interno di se stessi.  Ecco perché è sempre alla ricerca del centro del mondo che altro non è che il proprio centro, la nostra consapevolezza maturata negli anni, la nostra predisposizione al nostro personale ascolto. Perché solo conoscendo noi stessi, riusciremo a capire le dinamiche di una società in continua evoluzione. Personalità eclettica, attenta e curiosa, al passo con i tempi, pur restando legato all’ arte simbolica e figurativa, a quell’ arte che sprigiona un quid di romantico e nostalgico da fermare nel tempo.  L’ artista Byatt sente come un bisogno innato di fermare la bellezza, di raffigurarla nel miglior modo possibile e soltanto un percorso artistico ben condotto e meditato, può portare a rendere tangibili le emozioni che attraversano il nostro essere.  Personalità appassionata e delicata, ecco che John Byatt si è dedicato dapprima all’ arte del murales e poi all’ arte pittorica figurativa. Ad ogni modo sembra davvero dipingere l’ anima delle cose e dei soggetti che rappresenta. E che sia una rosa o un ritratto di donna o uomo, le sue opere emanano un fascino antico, d’ altri tempi  ma con uno sguardo rivolto al futuro. Il suo è un volo pindarico, un lancio onirico e mitologico, tant’ è che alcune opere ricordano Magritte e il surrealismo. Ecco, l’artista è sospeso tra realtà e sogno, infinito e finito, tensione e distensione, rigore e passione.  E tutto ciò è frutto delle sue innumerevoli esperienze sul campo. E ciò che piace della sua personalità in divenire è il sentimento di meraviglia, passione e contemplazione che prova. L’ artista Byatt invita a seguire il proprio istinto perché noi siamo il centro del mondo e solo arrivando a conoscerci, scopriremo nuovi orizzonti. Anche se tutto cambia, compresi i nostri sentimenti, bisogna mantenerci nella semplicità della vita, sentendoci liberi come l’aria e ricordando che cosa ci piaceva fare da ragazzi… Difatti Jhon Byatt invita a ristabilire un contatto con le nostre radici e origini, trampolino di lancio per le nostre future esperienze.  Bisogna sentirsi cambiare e modellare dalla vita come una goccia modella la roccia, sentirsi vento insieme alle stagioni che si alternano, sentirsi nell’ hic et nunc, nel tempo presente che dà respiro al futuro.  E di tutto ciò possiamo fare meraviglie per il cuore e per la mente. Attraverso un viaggio sempre più desideroso di vivere il mondo ma di cambiarlo anche, a nostra immagine, nel nostro tempo interiore.

 

Raccontati tra esperienze di vita, lavoro, passioni…

Attualmente mi sto occupando di interior design in  un ristorante di Roma, a Trastevere…Amo tanto Roma, sono da quindici anni in Italia. Ho iniziato realizzando murales e per perfezionare questa tecnica ho scelto proprio l’ Italia perché sono affascinato dalla cultura, dalla gente e dalle bellezze sia paesaggistiche che artistiche…All’ inizio sono arrivato a Todi, ho scelto l’ Umbria come prima tappa,  poi sono arrivato in Campania, ad Eboli, poi a Roma che per me è il massimo! Mi piacerebbe andare a Milano o a visitare i paesi vicino al Lago Maggiore, questo anche per qualche idea turistica da prendere in considerazione.

Come nasce la tua passione per i murales?

Oltre ai murales dipingo ad olio su tela ed acrilico. Tutto è iniziato così per caso, sono un autodidatta, da piccolo disegnavo tanto…a diciassette anni ho realizzato un quadro che è piaciuto ad artisti americani, ho poi anche lavorato come illustratore per libri, e ho anche lavorato in una fabbrica di ceramica e così ho conosciuto dei maestri d’ arte… sono stato un gallerista, ho lavorato in teatro, ho fatto un po’ di tutto… nel campo dell’arte.

La tua fonte di ispirazione?

La bellezza della vita…la storia antica, la gente, la cultura. Giro in bici per Roma per assorbire tutte le emozioni di una città senza tempo…

Che cos’ è l’ arte per te e come definiresti il tuo stile?

Se non dipingo, piango dentro di me…ha radici profonde questa mia passione per l’ arte, non mi posso fermare. Per me l’ arte è una compagna di vita, una compagna vera che ti aiuta e ti protegge- sorride-. Prediligo l’ arte figurativa, definirei il mio stile simbolico. Comunque sia, mi piace il cambiamento nell’ arte stessa tant’ è che passo dai murales ai ritratti ad altro. Adoro quel momento prima di dipingere, quel contatto con il mio io alla ricerca dell’ idea, della figura, dell’ anima.

Prossimi progetti?

Vorrei aprire un laboratorio per collaborare con artisti e persone di cultura, mi piacerebbe viaggiare tanto, non mi piace fermarmi in un solo posto…ho bisogno del mio movimento interiore.

Come ti definiresti come persona e come artista?

Sono libero, attivo, determinato, oggi sono più aperto e consapevole, l’ Italia mi ha dato una maggiore apertura mentale.

I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti rattrista?

Il mondo è cambiato, la tecnologia avanza, c’ è maggiore finzione, confusione e brutalità e questo mi rattrista; d’ altro canto mi fanno star bene sentimenti di genuinità e autenticità.

Un tuo motto di vita?

Ricorda chi siamo, che cosa ci piace e che cosa ci rende ciò che siamo.

 

 

Per info: cell: 371-3384605

 

 

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