L’ arte è la forma più alta della speranza (G. Richter)
Siamo sempre noi con il nostro sguardo sul mondo, con le stesse parole, gli stessi gesti, gli stessi sorrisi mancati. Sì, perché ci manca sempre qualcosa ed è quel quid che non riusciamo ad esprimere, almeno non subito, non dopo averlo cercato ed individuato dentro di noi. Siamo consapevoli di dover arrivare ad una meta ma poi non ne siamo consapevoli del tutto. Iniziamo a produrre degli schizzi, delle linee, qualcosa che potrebbe portarci dall’ altra parte. Sappiamo bene che la gioia, il sorriso aprono le porte all’ infinito. Ma all’ improvviso arriva qualcosa che non ci aspettavamo, come un fulmine a ciel sereno, una tempesta che ci invade l’ anima. Fino a scomporci, a spogliarci… Il dolore ti invade il corpo, i sensi, lo spirito. Successivamente, quando il tempo viene a svegliarti, ti accorgi di avere un altro vestito e di avere addirittura un altro sguardo sul mondo. Ti accorgi di vedere ogni cosa diversamente perché ti accorgi di avere una profondità che prima non avevi. E quindi bisogna poi decidere che cosa fare di quel dolore… Cristiano Cavedon ha deciso di farlo diventare arte, arte in tutti i sensi, nella sua vita e nell’ arte stessa. Cristiano Cavedon vive a Schio, in provincia di Vicenza. Ha alle spalle studi artistici, poi si è appassionato alla metalmeccanica ed è stato un montatore meccanico. Fino a quando non è arrivata la tempesta. E se è vero come è vero che dalle crepe, dalle ferite fuoriesce la luce, la verità, la vita, Cristiano si è alzato in piedi fino a lasciarsi inondare da una nuova dimensione. Talvolta basta una parola, un là, un nuovo assetto dato alle cose fino a lasciarti essere una persona nuova. Ma poi non ti basta, perché che cosa ne facciamo di tanto dolore? Dobbiamo fare in modo che diventi luce. Ed ecco che ci fermiamo ed avvertiamo che le emozioni non sono le stesse e che qualcosa o qualcuno ci suggeriscono di arrivare dall’ altra parte della riva. Ed è così che la scena si riempie di azzurro, rosso…di quei colori che prima non si riuscivano a notare completamente e che adesso danno vita alle forme e alle forme delle emozioni. Ed è così che Cristiano Cavedon diventa un artista, perché la stessa arte una volta abbracciata come una filosofia di vita non ti lascia più, sublima la tua mente e le tue azioni quotidiane. E anche l’ alba e il tramonto non sono più gli stessi ma ti ci immergi dentro fino a scomparire nell’ infinito. Poi prendi i pennelli, i colori e oltrepassi la tela e ti immergi nel tuo profondo io, nel tuo essere idea, colore e gestualità nello stesso tempo. E così contempli la tua rinascita. Cristiano Cavedon, in pieno covid, ha avuto un ictus che ancora oggi gli impedisce di muovere pienamente alcune parti del corpo. Per attutire il colpo, per non scoppiare, ha iniziato ad accettare la situazione fino poi a prendere in mano tela e pennelli. Oggi dipinge con acrilico e paste materiche che permettono di avere uno spessore tridimensionale sulla tela. E Cristiano Cavedon ha voluto sempre dare spessore alla pittura fino a seguire l’ idea dell’ action painting di Jackson Pollock, invadendo la tela di gestualità e colori. Intanto il nostro artista si è sempre lasciato guidare da colore, intraprendendo un dialogo non soltanto con il colore stesso ma con la parte razionale e irrazionale che ognuno di noi ha. Le sue opere così sono un’ esplosione di energia nuova. Con la prevalenza del rosso e dell’ azzurro, colori che si addicono alla sua indole emotiva, Cristiano Cavedon realizza opere di grande impatto visivo dettato da suggestioni ed emozioni che suscitano stupore e meraviglia. Nell’ opera “Angelo nero”, ad esempio, si ha la sensazione di toccare la profondità del colore tra l’ azzurro e quelle macchie di colore che sembrano coriandoli di luce. A voler dare quel tocco finale, quella suggestione e quel quid in più intorno alla profondità del nero o terra scura che resta il colore centrale da capire e adorare. Cristiano Cavedon ha oramai quella padronanza del colore attraverso il fil rouge delle emozioni e sensazioni che prova ogni volta che è dinanzi ad una tela che è un po’ come un mare da navigare. Poi con l’ opera finita ne evidenzia tutto il pathos e la forza emotiva nonostante le difficoltà che si possono incontrare sul nostro cammino. L’ artista dimostra come si può essere liberi di esprimersi attraverso una pittura, la sua, che definisce astratta-informale. Tutto poi ha un leggero equilibrio quando si crea un legame tra quella che è una memoria visiva da rintracciare sulla tela e l’ emozione che ne può derivare. Perché, poi tutto si trasforma, è in divenire in un viaggio che va dai colori alle forme delle emozioni.
Raccontati tra esperienze di vita, lavoro, passioni…
Ho studiato al liceo artistico, ho poi frequentato una scuola di arredamento di interni, poi c’ è stata la pausa per il servizio militare. Mi ero appassionato al calcio e ho avuto delle esperienze positive a livello calcistico. Successivamente mi sono appassionato alla metalmeccanica, e ho lavorato come montatore meccanico. Sono anche un appassionato di motociclette…Mi è sempre piaciuto il disegno e lo sport sin da piccolo…
Quando nasce precisamente la tua passione artistica?
Dal liceo, quando ho iniziato ad approfondire gli studi sia dal punto di vista tecnico che culturale, ho avuto una evoluzione negli anni, ho cercato sempre di imparare. Poi purtroppo alla vigilia del 2021, in pieno covid, ho avuto un ictus… Sono stato soccorso subito, fortunatamente, ma oggi ho una paralisi nella parte sinistra del corpo; ho cercato di recuperare, mi sono accanito con la volontà di iniziare a fare qualcosa e soprattutto di di vivere. E quindi l’arte, la pittura mi hanno salvato la vita. Poi dal “vaso di Pandora” è uscito fuori quello che avevo coltivato negli anni e quindi la pittura mi ha dato l’ input per proseguire. E oggi l’ arte è la mia terapia, la mia rinascita.
Come definiresti la tua pittura?
La mia è una pittura astratta, informale.
Quali sono i maestri della pittura contemporanea che ti hanno ispirato?
Mi piacciono molto i futuristi, la dinamica e i colori che usavano; intanto Van Gogh ispira molto la mia parte espressionista, per non parlare di Jackson Pollock, l’ artista che più mi rappresenta con la tecnica dell’ action painting ossia di quella gestualità che invade la tela… E…tutto ciò invade anche la mia interiorità.
La tua fonte di ispirazione?
Mi sono sempre fatto guidare dal colore, mi si creano delle immagini in testa, visioni cromatiche, quindi interiorizzo quello che poi dovrebbe uscire dalla tela, attraverso un dialogo tra la parte razionale ed irrazionale. Si creano delle forme date dai colori, poi proprio un colore te ne suggerisce un altro. Il rosso che è vita, passione, è il mio colore preferito, poi c’ è l’ azzurro abbinato con l’ oro che mi dà profondità e serenità. Mi ispirano poi le emozioni più semplici date dalla realtà come un incontro con una persona, un paesaggio, un tramonto, un’alba…
Il tuo materiale di utilizzo?
L’acrilico, le paste materiche che permettono di avere uno spessore tridimensionale sulla tela.
Come ti definiresti?
Cocciuto, determinato e coerente nel rispetto per gli altri, anche un buon ascoltatore.
Prossimi progetti?
Dal 16 maggio fino al 10 agosto sarò in una permanente a Latina, poi sarò in una collettiva nel borgo di Sermoneta dal 6 giugno al 6 luglio.
Il tuo sogno?
Mi piacerebbe creare un piccolo atelier, una galleria d’ arte con all’ interno un’ associazione che possa unire l’ arte alla disabilità.
I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti rattrista?
Intanto mi rattrista la troppa superficialità: si allontana ciò che porta troppa fatica ma se non c’ è sacrificio, non c’ è gioia…mi emoziono anche per le piccole cose: il sole sulla pelle, l’ acqua che lava, tutto ciò che prima era scontato oggi è veramente straordinario ai miei occhi…
Un tuo motto di vita?
Perché no? Proviamoci!
Per info: 320-0385917; Instagram : cristianocapez_art; www.astracapez.it