L’artista è un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni parte del cielo, della terra, da un pezzo di carta, da una forma di paesaggio, da una tela di ragno ( P. Picasso)
Una cosa è l’ idea e una cosa è la bellezza. Bisognerebbe far capire ai posteri, alle future generazioni questo concetto. Poiché non basta la sola idea, fine a se stessa. Invece la bellezza può sussistere da sola. Se soltanto riesce a suscitare emozioni affinchè possa essere uno dei principi assoluti dell’ arte. Sempre se la bellezza non sia pura estetica ma sia affiancata dall’ evoluzione della tecnica, della ricerca, dell’ approfondimento. C’ è chi riesce a custodire tutto ciò nel proprio scrigno interiore e all’ occasione riesce a tirar fuori tutta la propria esperienza insieme ai propri trascorsi emotivi e creativi. In questo modo, dunque, si riesce ad operare meglio nel campo dell’ arte. Poiché bisogna sempre capire da dove veniamo e dove andiamo. Questo per proteggere il nostro retaggio culturale insieme a quell’ intelligenza emotiva, quelle doti di resilienza e coraggio che connotano perlopiù la personalità dell’ universo femminile. Per un disegno del fato che si portano dietro? Non solo. Ma poi ci si rende conto che si è sempre artefici del nostro destino, quando si prendono in mano le redini della propria esistenza se pur tra varie avversità e difficoltà. Tutto sta ad imboccare la strada giusta e tutto sta ad inserire i pezzi del proprio mosaico, uno dietro l’ altro. Monica Merenda ama definirsi un’ artigiana ma ha qualcosa in più perché riesce ad andare oltre il proprio operato e l’ ordinarietà delle cose. Originaria di Faenza, città della ceramica per eccellenza, e città nella quale vive da sempre, Monica è molto di più di quella che si definisce una ceramista. Dopo aver studiato presso l’ Istituto Gaetano Ballardini di Faenza, ha iniziato con la tecnica del graffito per poi arrivare alla pittura in maiolica. Da più di trent’ anni lavora in bottega come dipendente ma ha sentito il bisogno di andare oltre, di voler dare spazio liberamente al suo estro creativo. E quindi nel laboratorio privato da lei allestito, si sente libera di esprimersi nel suo processo creativo. Variando dallo stile figurativo all’ astratto, i suoi sono veri e propri “quadri su ceramica”. Sì, perché poi il confine tra arte e artigianato talvolta può essere labile. E quando si va oltre i propri confini e si ha quella determinazione e coraggio in più come l’ ha avuto Monica Merenda, tutto il resto viene da sé. O meglio tutto viene dettato dai suoi tratti attraverso la tecnica del decorato a pennello, una tecnica faentina antica e rinomata ma che sta perdendo il suo peso storico e artistico a causa di un nuovo modo di intendere l’ artigianato. Difatti sussiste maggiore omologazione una volta abbandonata la vera e propria tradizione ceramica. Ecco perché Monica avendo un rapporto profondo con l’ arte ceramica, rappresenta una di quelle artigiane che hanno una mission precisa, ossia procedere sulla via della tradizione ceramica. “In nome della tradizione ceramica-dice- non bisogna permettere che scompaia del tutto…”. Monica è una donna versatile, attenta, sensibile, riflessiva ma anche estremamente indipendente, una donna di quella gentilezza che ha il sapore di emozioni e sentimenti antichi. Ed è da qui che nascono meravigliosi manufatti nelle mani di chi prima li ama e poi li pensa. Perché poi il resto lo fa la vita con il suo movimento, con la sua fonte di ispirazione assoluta. Intanto il campo dell’ arte le è sempre appartenuto, sin da bambina quando ha iniziato a fare schizzi e a disegnare. Dentro ha sempre saputo che sarebbe stata questa la sua strada in un modo del tutto naturale, come una foglia che cade dall’ albero o un fiore che sboccia. Difatti Monica Merenda è riuscita a dare una virata alla sua stessa predisposizione artistica proprio perché ha intuito che avrebbe potuto fare e dare molto di più. Fino a voler sentirsi portavoce di un nuovo modo di intendere l’ arte e quindi l’ arte ceramica. Una volta scoperte le proprie potenzialità, poi, viene spontaneo voler sondare e andare verso nuovi orizzonti attraverso i quali ci si scopre persone uniche. Con quel quid in più, con quel segno in più che ci contraddistinguerà nel tempo. Ed è cosi che si arriva alla bellezza, alla cultura, alla storia che sia personale o universale. Perché bellezza è anche seguire il proprio istinto nel rispetto degli altri attraverso la propria lettura interiore.
Raccontati tra vita, lavoro, passioni…
Ho avuto un’ infanzia e un’ adolescenza difficile per problemi familiari ma devo dire che il mio istinto artistico mi ha aiutata a scegliere la strada giusta. Ho frequentato l’ Istituto statale d’ arte per la ceramica “Gaetano Ballardini” per cinque anni, conseguendo il diploma di maestro d’ arte per tre anni e perfezionamento in arte del restauro per ceramica per due anni… L’ arte e il disegno sono la mia strada, sono la mia predisposizione naturale, questo l’ ho intuito sin da piccola…Intanto ho cominciato a lavorare nel mondo della ceramica con la tecnica del graffito. Quindi ho frequentato bottega e ho poi cominciato a decorare su maiolica… E questo è stato un bene, però mi ha limitato nella mia creatività. Con l’ arrivo della pandemia, ho avuto modo di guardarmi dentro e incoraggiata da un ceramista faentino che stava andando in pensione, mi sono decisa ad aprire un mio spazio-laboratorio per essere libera di esprimermi liberamente.
Come definiresti il tuo stile?
La mia è pittura su maiolica con stile che va dal figurativo all’ astratto. La tecnica del “decorato a pennello” è una tecnica faentina millenaria.
In che modo è cambiato, se è cambiato, il lavoro su ceramica?
Sì, purtroppo è cambiato molto, si è abbandonato l’ uso del pennello su maiolica dell’ antica tradizione ceramica faentina. Si cercano linee, forme di design, smalti e colori…gli oggetti vengono decorati ad immersione o spruzzati con aerografo; non ci sono scuole che ti insegnano a decorare…posso capire che sia normale avere il desiderio di fare qualcosa di nuovo ma si è abbandonata la vera e propria tradizione ceramica. Finita la mia generazione, non ci sarà nessuno che saprà fare il “decorato a mano”, oltre tutto non si può ridurre una tecnica tale a corsi di poche ore…Oggi c’ è troppo appiattimento a discapito dell’ individualità. Dovrebbe esserci un ritorno all’ antico…un’ educazione al bello e ai sentimenti.
La tua fonte di ispirazione?
Amo rappresentare gli animali, li amo tanto insieme alla natura…Sono molto sensibile alle problematiche di salvaguardia del mondo animale e ambientale…cerco sempre di lanciare un messaggio che vada oltre il semplice piacere estetico.
Che cos’ è l’ arte per te?
Penso che l’ arte debba suscitare belle cose, non qualsiasi cosa. L’ arte deve essere emozione, bellezza, non deve seguire la moda; deve essere accompagnata da tecnica, ricerca, esperienza del materiale di utilizzo…
Un artista che ammiri particolarmente?
Anselm Kiefer, ho visto la mostra “Angeli caduti” a Firenze, a Palazzo Strozzi, ne sono rimasta incantata… è un artista che lavora qualsiasi tipo di materiale, dalla ceramica ai metalli, le sue installazioni sono sensazionali!
Prossimi progetti?
Intanto cerco sempre di conoscere e approfondire nuove tecniche…espongo i miei manufatti nelle vetrine dei negozi ma ammetto che mi piacerebbe aprire una mia bottega, vedremo…
Che tipo di donna sei e in che cosa credi?
Sono una donna indipendente, sincera, onesta, una donna che si è fatta da sé e che nel tempo ha capito un po’ di cose…credo che il mondo femminile non abbia bisogno di molto altro per affermarsi: abbiamo tutto dentro di noi per essere autonome ed indipendenti. Dobbiamo credere di più in noi stesse!
Un tuo motto di vita?
Mai dire mai e…non è mai troppo tardi!
Per info: cell: 338-9788236; profilo facebook Monica Merenda; Instagram monicaceramichefaenza