Daniele Covarino, scolpire il tempo

Daniele Covarino, scolpire il tempo

Scolpire è arrestare l’ energia per contemplarla, catturare la vitalità per domarla e nutrirsene ( M. Onfray)

 

Guardare per sognare e per amare. Abbiamo bisogno di guardare il chicco di grano che cresce maturo, l’ erba alta per tuffarci, la terra per modellarci e modellare i nostri sogni. Abbiamo bisogno di radici per  crescere nelle origini e nelle memorie del nostro tempo. In quello che è un vissuto emozionale ed un percorso di vita che conosce i suoi ostacoli, le sue avversità ma anche le sue rinascite e le sue esplorazioni.  Per fare ciò si ha bisogno di essere se stessi, di andare fino in fondo e di essere se stessi fino in fondo. Fino a comprendersi, fino ad amarsi per poi scoprire di andare oltre e di lasciare un segno, fino a scolpirsi l’ anima. Perché si può vivere una vita ordinaria ma si avrà sempre bisogno di dare quel quid in più alle nostre giornate, arricchendole, decorandole, coltivandole. Come un bel terrazzo a primavera, come tasselli di un mosaico, come un quadro d’ autore.  Perché si sa, l’ arte come la bellezza, ci salva. Ci salva dalla povertà dei sentimenti, dalla mancanza dei valori, dai sogni  infranti. L’arte è qualcosa che ti riempie nel profondo: è storia,  volontà di salvezza, bisogno di comunicazione. Sono infinite le forme d’ arte se si ha la giusta sensibilità nel coglierle.  Anche un volo di farfalla può essere una forma d’arte. Daniele Covarino nella vita ordinaria è un fornaio e nella vita straordinaria è uno scultore. La sua è una storia d’ arte e di riscatto sociale! Il nostro artista vive a San Fortunato della Collina a pochi chilometri da Perugia e si sente completamente salvato dall’ arte scultorea poiché ha l’ handicap della sordità fin dalla nascita. Condizione che sostanzialmente l’ ha reso più forte, più coraggioso, più se stesso.  Come se davvero questa sua potenzialità artistica  ne scolpisse la stessa personalità in continuo divenire ed in continuo fermento creativo.  Non a caso uno scultore sente di appartenere a quel blocco di pietra o di argilla e sente anche che l’immagine da voler rappresentare insieme all’incisione sia già presente nel blocco. Pertanto uno scultore già intuisce quali sembianze assumerà l’ opera perché tale ne è la maestria e il talento. Difatti uno scultore non inventa soltanto forme d’ arte ma tende a rendere visibile l’ invisibile. Dando un’ anima a ciò che crea. E qui subentra qualcosa di divino. Daniele Covarino lavora pressappoco in questo modo affondando le mani nell’ humus, nella terra, attraverso un’ innata manualità… Studia presso l’istituto statale d’Arte di Deruta-sezione  ceramica e presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia-sezione scultura. Claudio Nicoli, un grande artista affermato a livello nazionale,  è  stato suo maestro di scultura.   Intanto la sua arte scultorea si esplica particolarmente nella struttura del vaso. Un elemento primitivo che contiene tutta la passione per madre terra con la quale continua ad intessere un legame indissolubile. Nella vitalità della terra stessa che l’ ha allevato e continua a suggerirgli i passaggi adatti per restituire forma al sogno e sogno alla forma. Sculture che sembrano generate dalla natura, sua massima ispirazione. Di spiccata sensibilità artistica, Daniele Covarino ha come una predisposizione ad un ancestrale gusto estetico.  Date anche le dimensioni non sempre compatibili con la pratica del tornio, elabora e rappresenta la concettualità delle opere attraverso l’antica tecnica del colombino.  Intanto questo voler approfondire i misteri della natura, conduce l’ artista a creare stratificazioni di argilla fino a comporre giganteschi bozzoli con all’ interno il segreto dell’ eternità della terra. Grandi nidi protettivi che sembrano essere costruiti con fango, radici, rami, linfa. La stessa linfa vitale che lo scultore Covarino mette in tutto ciò che fa: e non a caso riesce a modellare il pane come l’argilla. Non a caso risale ad elementi primordiali; sempre derivanti dagli elementi della natura della quale è un esperto conoscitore. Perché poi solo standone attivamente a contatto, si riesce anche a capire ed analizzare se stessi.  Ecco perché le opere scultoree di Daniele Covarino hanno incredibili forme simboliche che trasmettono sentimenti di estrema riconoscenza. Tutto in quel soffio vitale, nel fuoco delle idee e nell’ energia del segno artistico. A scolpire il tempo che aleggia sulla terra.

 

 

 

Raccontati tra esperienze di vita, lavoro, passioni…

 

Sono sempre stato appassionato d’arte sin da piccolino e senza rendermene conto. La mamma mi passava fogli bianchi più grandi di me e io scarabocchiavo interi mondi, all’impazzata, con mille colori e forme. Per ore e ore. Interi blocchi di carta, che la mamma non buttava mai via. Aveva visto qualcosa. Facevo mille costruzioni in legno e carta, un po’ di sassolini ed erba. Era il mio modo di comunicare e parlare con il mondo. Poi a due anni e mezzo hanno scoperto la mia sordità ! Ecco, probabilmente compensavo la mancanza di comunicazione con l’Arte! Si rivelò un dramma familiare che però vissi con leggerezza per fortuna, dato che ero molto piccolo. Effettivamente ero un instancabile disegnatore.

 

Come nasce la tua passione per l’ arte scultorea?

 

Per caso! In realtà sono nato pittore. Ho frequentato l’istituto statale d’Arte di Deruta, sezione ceramica. La mia insegnante di italiano di scuola media mi aveva indicato questa scuola superiore, che era anche notoriamente sensibile ai portatori di handicap come me, ma anche a persone interessate ad approfondire l’arte della ceramica. Anche lei infatti aveva visto qualcosa, come mia madre. Era fantastica questa scuola! C’erano materie bellissime come storia dell’arte, plastica (cioè tecnica della scultura), decorazione, disegno dal vero, la foggiatura con l’argilla, la terracotta, i forni per ceramica ecc. E la sordità non mi pesava come invece è capitato alle scuole medie, perché non ero mai stato tranquillo; ho sofferto molto l’ essere stato l’unico sordo in una scuola di udenti.  Nessuno capiva veramente come si comunica con un sordo e pochissimi si dimostrarono empatici nei miei confronti…

 

 In che modo hai reagito?

 

Per fortuna passai ad un’altra dimensione ed avevo carattere, questo mi ha  permesso di reagire ed esprimermi anche e soprattutto attraverso il disegno, la riproduzione dei fumetti, i disegni sulle magliette… mi ricordo in particolare che imparai da solo a dipingere ad olio su tela e su cartone!  Ma è all’Accademia di Belle Arti di Perugia-sezione scultura- che diventai scultore qualche anno dopo, addirittura rischiai anche di essere respinto proprio a scultura. Non avevo capito bene questo mondo accademico, però seppi rimettermi in discussione senza prendermela con la sordità o con la sfortuna. Capii che era solo colpa mia e mi misi a lavorare duramente per recuperare voti e credibilità.

 

 Materiale e tecnica  di utilizzo?

 

Il mio materiale preferito era ed è tuttora la terra refrattaria, che è un tipo di argilla speciale che resiste alle alte temperature senza deformarsi o fondersi, infatti può essere cotta a 1240º. È bellissima da modellare e manipolare, è umida e morbida, posso imprimerle qualsiasi forma che voglio darle, con il tempo ho imparato a domarla, “lei” mi ascolta ed esegue silenziosamente ciò che le sussurro, mentre viene foggiata. Prediligo la tecnica detta a colombino o lucignolo, una tecnica di foggiatura antica che consiste nel creare dei vermicelli  sovrapponendoli l’ uno sull’altro per creare vasi e ciottoli. Oggi esistono anche metodi moderni come la foggiatura al tornio elettrico, ma la tecnica a colombino mi offre l’opportunità di essere un tutt’uno con la materia.

 

La tua fonte di ispirazione?

 

Mi ispiro sempre alla natura, è la migliore maestra. Trovo affascinanti sia la natura che mi circonda sia le forme del nostro corpo.

 

 Mostre  alle quali hai partecipato e riconoscimenti sul campo?

 

Con mia grande sorpresa e fortuna ho ricevuto diverse volte dei riconoscimenti artistici attraverso mostre e concorsi, anche a distanza di anni. Ciò  mi ha aiutato nel tempo a rafforzare l’autostima ed ad apprezzare meglio ciò che creavo con le mie mani e con le mie intuizioni. Vinsi una residenza d’artista a Castellamonte, in provincia di Torino.  Poi una Menzione Speciale nel 2009, al Premio di pittura e scultura di Corciano, riservato ai giovani artisti under 35 residenti in Umbria. Inoltre ho avuto la fortuna di esporre quasi ininterrottamente per venticinque anni ma è solo dal 2009 dopo la partecipazione del Premio di Corciano che cominciai ad esporre in location sempre più importanti, sia personali che collettive. Ricordo però la mia 1ª mostra personale nel 2006 a Perugia in centro come altre  mostre personali in Toscana nel 2021.

 

Come ti definiresti come persona e come artista?

 

Mi definisco una persona empatica e con grande temperamento. E mi definisco un artista  umilmente buono.

 

Che cos’ è l’ arte per te?

 

L’Arte per me è meditazione, passione e riscatto sociale. Poi infine è anche un lavoro. È anche un’ ottima terapia psicologica, eh sì perché sono anche insegnante di scultura ed ho avuto la fortuna di tenere corsi di modellazione dell’argilla ad una ragazza cieca, a diversi bambini autistici e ora sto lavorando qualche oretta in un istituto di igiene mentale con ospiti con difficoltà psicologiche e sociali.

 

Prossimi progetti?

 

Ancora tante mostre e tante sculture e tante esperienze di vita!

 

Un tuo luogo del cuore?

 

Sono due! Il parco sculture di Brufa e la Biennale  di Venezia!

 

Un tuo motto di vita?

 

Mai fermarsi ! Imparo sempre ogni giorno!

 

 

Per info: cell: 340-3360779

 

 

 

 

 

 

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