Paolo Davide Pappadà, fuoco, acqua, rame e passione

Paolo Davide Pappadà, fuoco, acqua, rame e passione

L’ artigianato ci fa sentire radicati,  ci dà un senso di appartenenza e ci connette con la nostra storia ( P. George)

 

Non bisogna andare lontano per toccare la pelle dei sogni,  la pelle di una possibile felicità che  si  può trovare dentro di noi. Perché la felicità va preparata, va creata. E il più delle volte nasce dentro la propria storia, dentro la propria leggenda personale. Dentro la nostra terra che copre i sogni ma non li elimina, dentro le nostre tradizioni popolari e familiari.  Tutto poi ha un senso e un dolce epilogo se si riesce a scavare bene nel rispetto e nell’ attenzione dei tempi.  Dei tempi odierni come dei tempi passati perché, si sa, il presente buono si ha soltanto se si riesce a creare un ponte con il passato altrettanto  buono e carico di promesse per il futuro.  Le vere passioni nascono poi nel rispetto e nell’ esempio buono dei nostri padri. Non viene soltanto da dentro una vera passione ma di solito segue le note, le lettere, i segni dei maestri che hanno dedicato anima e corpo dando forma alla materia. E non c’ è cosa più bella, non c’ è cosa più felice che realizzare, continuare a seguirne la scia realizzando altrettanta passione ed unicità.  Tutto poi è movimento, lungo procedimento che arriva dalle botteghe, dalle botteghe di una volta.  Su quelle botteghe ancora non è calato il sipario perché non sono semplici botteghe ma spazi preziosi che assomigliano a musei per gli oggetti unici e antichi e per l’ aria che si respira all’ interno. Questo è il patrimonio culturale che bisogna salvaguardare, questo è uno degli scopi veri della vita per il quale bisogna lottare. E questo è ciò che ha compreso e fatto suo Paolo Davide Pappadà, un artigiano del rame che ha alle spalle un’ intensa storia familiare dalla quale non si può che imparare e non si può che restarne affascinati.  Davide vive a Ruffano in provincia di Lecce con la famiglia che si è creato, con la moglie Emanuela, e i figli Giuseppe,  Filippo e Rebecca. Una famiglia ricca di valori la sua anche per l’ eredità spirituale e professionale tramandatagli da suo papà Giuseppe che ha sempre lavorato il rame in bottega insieme ai suoi due fratelli. Una tradizione artigiana che si tramanda di generazione in generazione.  Davide Pappadà si racconta con entusiasmo e dovizia di particolari. Intanto oltre  a lavorare il rame nella stessa bottega dove l’ hanno lavorato suo papà e suo nonno, ci svela come, in lingua leccese, lo stesso nome “pappadà” sta per stagnino. Una figura che sta scomparendo quest’ ultima come le stesse botteghe artigiane.  Paolo Davide Pappadà non lavora soltanto il rame ma oltre a lavorarlo in una maniera unica, con estro e dedizione, è esperto anche nel restauro di oggetti  del pentolame in rame antico effettuando lo stesso procedimento di una volta.  Parliamo anche di pezzi antichi al pari oggi di “ritrovamenti archeologici” come bracieri, scaldaletti, calderotti per la cottura del pomodoro.  Oggetti antichi che ti riportano con la mente e con il cuore intorno agli anni ‘ 50.  L’ artigiano Pappadà definisce “rame rossa” il suo rame per distinguerlo dalla lamiera bianca zincata. Intanto rame rossa e ottone sono le materie che ama e che forgia a seconda della sua manualità ma anche a seconda delle esigenze della clientela che rispetta profondamente. Tradizione ed innovazione fanno parte del suo modus operandi,   un modo che affonda le radici nella tradizione ma che vuole anche sperimentare e vivere nuove emozioni.  Davide Pappadà riesce a creare quadri, piantane, anfore in  verderame che sono una sua peculiarità. Tant’ è che ha studiato come ottenere  la finitura con patina in verderame, quella patina dovuta all’ umidità che si deposita sul rame stesso e che di solito si toglie, si cancella, non si tende a formare e riformare.  E invece Davide riesce a creare meraviglie grazie alla sua volontà di continua ricerca e sperimentazione. Persona gioviale, affabile, empatica, ricettiva, il nostro artigiano del rame, strada facendo, ha voluto inserire anche l’ ottone per un risultato finale molto originale e di grande effetto estetico. Davide Pappadà parla del rame come di una seconda pelle, difatti dice che si modella e si accarezza a seconda della curva desiderata. Ma parla anche di come il primo approccio al rame sia il fuoco che lo riscalda e l’ acqua che lo bagna per poi modellarlo. Un processo antico e suggestivo, un modo non soltanto per arrivare al cuore delle antiche tradizioni ma per cercare di tramandarle alle nuove generazioni inserendone una visione personale.  Perché poi tutto si distingue per il grande effetto iniziale e finale che è la passione. Fuoco, acqua, rame e passione sono le tappe fondamentali di un lavoro che sfocia nella storia, nella storia di un tempo interiore, di un tempo ritrovato e di un tempo felice.

 

Raccontati tra esperienze di vita, lavoro, passioni…

Papà mi portava in bottega dopo la scuola, la passione è cresciuta sempre più stando a contatto con oggetti di rame. Papà Giuseppe lavorava insieme ai suoi tre fratelli…Prima ancora ci sono stati mio nonno Antonio e il mio bisnonno Gioacchino… Negli anni  ’50  Ruffano era piena  di botteghe del rame;  negli anni ’60 con la crisi economica, mio padre è emigrato in Svizzera, nel Canton Ticino e qui aprì la sua bottega del rame specializzandosi prima a Locarno.  Solo successivamente, nei primi anni ’70, tornò nel Salento, reinventando il lavoro dello stagnino classico con oggetti di arredamento. Sono trentadue anni che  oggi lavoro  nel campo della lavorazione del rame.

 

Che cosa realizzi con la lavorazione del rame?

Un po’ di tutto: cappe da cucina, lampadari, lavelli, cassette postali, orologi, lampadari, insegne…

Quali sono le fasi della lavorazione del rame che più ti affascinano?

Il rame più si batte, più si indurisce e più brilla… Le fasi che più mi coinvolgono emotivamente sono la cesellatura a sbalzo, a rilievo, a bassorilievo, ad altorilievo sulla lamina di rame; la martellatura a mano che non è uniforme…la modellatura  con martelli in legno d’ ulivo per modellare la lastra.

Quali sono però le prime fasi in assoluto?

Il rame va cotto con il fuoco, poi si raffredda in acqua e si può modellare con la forgia a gas. Negli anni  ’70 si girava il rame su un tornio…

Una tua particolarità?

Realizzo oggetti in verderame. Il rame soffre l’ umidità e diventa quindi verderame, per mantenerne l’ effetto si fissa una lacca poi si ha bisogno di  una cabina per verniciatura, compressori,  e un pantografo per oggetti piccoli.

Che cos’ è per te l’ artigianato?

Manualità, estro, fantasia. Nasce tutto da una lastra di rame e posso dire che poi realizzo tutto io, ed è questo che mi emoziona profondamente. Anche perché siamo rimasti in pochi…mi rattrista molto che possa finire il discorso artigianato ma dobbiamo fare di tutto affinchè ciò non accada.

Che cosa ti ispira?

Mi ispirano le tradizioni antiche.

Che cosa ti emoziona?

Veder arrivare vecchi clienti che mi chiedono di lucidare oggetti che ho realizzato da piccolo…

Prossimi progetti?

Inviterei a visitare le botteghe artigiane, difatti quando avrò terminato il mio lavoro, vorrei creare un museo del rame con gli oggetti di mio nonno!

Come ti definiresti come persona e come artigiano?

Umile, c’ è sempre tanto da imparare e si prova sempre l’ emozione della prima volta.

Un  tuo motto di vita?

L’ ho scritto in bottega…: “E’ positivo vivere di felicità ma è altrettanto bello e stupendo regalare felicità vivendo”.

 

Per info: 347-7036122;  pagina facebook Rame Rossa Pappadà

 

www.ramerossapappada.it

 

 

 

 

 

 

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