Cristina Morello, essere donna e artista oggi

Cristina Morello, essere donna e artista oggi

La creatività richiede coraggio ( E. Matisse).

 

Spesso ci troviamo appesi a dondolare aggrappati ad un filo invisibile. E questo ci conforta e ci delizia nello stesso tempo. La vita è meravigliosa ma nell’ imprevedibilità del fato può riservarci di tutto, il bene come il male. E anche se difficile, si cresce passando per il dolore, per quei passaggi obbligati ma anche necessari per comprendere la verità delle cose e della vita. Un dolore che talvolta può sfinire ma che conserva il suo mistero. Sì, lo stesso dolore che poi all’ interno conserva lo stesso mistero di liberazione. Ma bisogna anche saper guardarlo in faccia il dolore.  Come bisogna saper guardare bene in faccia la bellezza della vita e dell’ arte. Passando appunto per il dolore, per quella strada impervia che però poi si rivelerà una strada maestra. Un porto sicuro, una stella nel buio.  Quella stella che ha voluto lanciare nell’ oscurità della notte Cristina Morello, un’ artista in continua evoluzione. Il suo  attuale excursus  artistico vuole essere un omaggio alla potenza spirituale e alla forza silenziosa. Cristina  Morello è originaria di Lecce e ama definirsi un’ emergente artista salentina. Ed in questa definizione c’ è tutta la dedizione alla sua bella terra e la sua volontà di crescere come persona e come artista. Cristina, intanto, ci racconta che tutto ha origine da una sua malattia. Una di quelle che ti capita quando meno te l’ aspetti. E sta qui tutta la forza, tutta la resilienza e il coraggio di chi lotta per venirne fuori.  E Cristina non soltanto ne ha dimostrato tanto ma grazie anche alla sua estrema sensibilità, ha voluto sublimare tutto il dolore che aveva dentro. Fino a renderlo arte a tutti gli effetti.  Cristina Morello  dopo essersi laureata all’ accademia di Belle Arti di Lecce con ottimi risultati, e dopo un’ esperienza lavorativa nel settore delle telecomunicazioni e delle risorse umane, oggi ha deciso di occuparsi principalmente del settore artistico.  Questo perché sente di appartenere completamente al mondo dell’ arte.  Oggi la sua arte  le permette ancor meglio di conoscere la sua essenza di donna,  ma è anche un modo per guardare in faccia il dolore, e denunciare i disagi della nostra società.  Difatti l’ artista Morello ha molto a cuore il tema della discriminazione e del bullismo.  Non  a caso definisce la sua un’ arte di denuncia. Sempre pronta  a lottare affinchè la verità venga fuori insieme al senso di giustizia, altro sentimento che la racconta. Ecco,  Cristina Morello è un’ artista con una tendenza all’ introspezione oltre che alla ricerca e alla sperimentazione. Ama fare ma ama anche osservare. Osservare il panorama umano e che cosa sottende, che cosa cela nelle sue forme e nelle sue tante sfaccettature. Piace ed è apprezzato molto il suo fare artistico perché rispecchia i nodi non sciolti ed irrisolti di una società e di un’ epoca come la nostra che fa di tutto per non uscire allo scoperto e per nascondersi dietro le sue malefatte. Come può essere appunto il fenomeno del bullismo e della discriminazione. L’ artista ci racconta che per prima ha provato sulla sua pelle questo disagio sociale. Ecco perché lo rappresenta attraverso figure deformate, bocche grandi, occhi che parlano da sé. Perché il dolore può formare come deformare. Ma dal momento che la nostra artista ne è uscita brillantemente,  oggi attraverso la sua arte di denuncia, cerca di sensibilizzare i giovani a non aver paura di essere se stessi. E quindi anche grassi, senza il mito della perfezione  a tutti i costi. Niente paura e pregiudizi, né bullismo, né grassofobia. Un grande messaggio da cogliere quello dell’artista Cristina Morello. E se è vero come è vero che un’ opera si deve contestualizzare nel suo periodo storico, Cristina ci riesce benissimo.  Le sue figure deformate lasciano addosso un senso di stupore misto a disorientamento, proprio per attrarre ed indurre alla riflessione. Un modo catartico per esorcizzare il disagio sociale, le brutture che appartengono all’ indifferenza e all’ aridità spirituale. La società si avvia sempre più ad imporre un modello di magrezza come unico ideale di successo e bellezza. Senza pensare che il vero peso è soprattutto il peso dell’ anima, di tutte le scorie che ci portiamo dietro. Insieme a quel vissuto emozionale che non riesce a trovare lo sbocco, le risposte e che ci sovrasta sempre più. Essere donna e artista oggi non è facile. Ma quando è l’ anima a parlare, tutto può cambiare.

 

Raccontati tra esperienze di vita, lavoro, passioni…

Ho affrontato tante avversità di vita, ho avuto una grave malattia nell’ estate del 2011, ma devo dire che questa mi ha portato all’ arte, all’ arte pittorica. Di me posso dire che ho un senso di giustizia molto pronunciato. Nel 2012/2013, mi sono iscritta all’ anno accademico di pittura  presso l’ Accademia di Belle Arti di Lecce. Prima per il percorso triennale, poi per la specializzazione.  Intanto ho lavorato nel settore delle telecomunicazioni e delle risorse umane, sono state esperienze che mi hanno aiutato a conoscere meglio l’ altro… Nel luglio 2016 mi sono laureata all’accademia per poi finire nel 2021 la specialistica ottenendo buoni risultati con lode. “IN -FORME 287”, il nome che ho dato alla tela-dittico che ho presentato in sede di esame, dove ‘ 87 è la mia data di nascita, il due sta per dualità…Gli anni accademici mi hanno formata come persona  e come artista. “Il gesto e il segno” è il titolo della tesi per la specializzazione in accademia.

Un bel titolo …che cosa hai voluto dire?

Il segno è figlio di un gesto…il disegno è figlio di una mano. Tutto ciò che indossiamo è il prodotto di un segno e quindi di una gestualità.

Quando nasce esattamente la tua passione per l’ arte?

Mia madre era appassionata di pittura,  e quindi mi ha trasmesso le prime emozioni positive riguardanti il campo artistico. Come anche la sperimentazione per l’ arte. Infatti già a sei anni e mezzo sperimentavo, raccoglievo fiori  e li appiccicavo su un foglio bianco dopo avervi lanciato delle pennellate di colore.

La tua fonte di ispirazione?

Le problematiche sociali come la discriminazione, la grassofobia e il bullismo…rappresento figure deformate che non hanno sesso, non sono  né uomini né donne. Nell’ opera “Coscienza universale” ho rappresentato la discriminazione attraverso occhi verdi e labbra grosse…una figura con tratti non conformi. Mi ispira la natura e la natura dell’ uomo…ho dipinto anche dei melograni, simbolo di prosperità e fortuna.

Come definiresti il tuo stile pittorico?

Ho spaziato dall’ astratto al semifigurativo…

Gli artisti che sono stati per te  un punto di riferimento?

Kirchner per le pennellate violente e le figure deformate…Schiele, Kokoschka ma anche Frida Kahlo pe come riesce ad esprimere il disagio e il dolore.

Che cos’ è per te l’ arte?

Un mezzo comunicativo per esprimere ciò che sento io, attraverso gli altri e la società.

Prossimi progetti?

Vorrei inserire la mia arte nell’ ambito della moda…per adesso  vorrei  continuare a partecipare ad  esposizioni collettive e progetti a sfondo di sensibilizzazione e ad una personale in grande stile… Sempre anche con le mie opere di tecnica mista che rientrano nel progetto  “ Corpi non conformi”.

Sensibile e coraggiosa quale sei, che cosa ti aiuta nella vita?

Sicuramente avere quel pizzico di ironia in più.

I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti rattrista?

Mi rattrista la pochezza di spirito, la viltà, la mancanza di giustizia e la mancanza di lealtà. Mi dà gioia la speranza, il cambiamento e la fiducia che possa esserci sempre del buono, bisogna saperlo estrapolare in ogni contesto.

Un tuo motto di vita?

Punto, penso, sferro il gesto  e tiro il segno.

 

 

 

Per info:  cell: 388 – 8546760;  facebook Cristina Morello; IG artistacristinamorello; mail: artistacristinamorello.87@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *