In cucina funziona come nelle più belle opere d’ arte, non si sa niente di un piatto fintanto che si ignora l’ intenzione che l’ ha fatto nascere ( Daniel Pennac)
Quando c’ è quella luce giusta, tutto sembra crearsi e ricrearsi, ogni volta che lo si vuole. Perché creare è un po’ un lavoro d’ anima, un impulso verso il bello, una relazione giusta con la vita stessa. Creare dal niente per poi verificare e avere in mano il frutto della propria idea, delle proprie competenze e passioni, ha un valore inestimabile. Tutto ciò che ci circonda ha un senso creativo solo se riusciremo a coglierne l’ essenza. E la radice, l’ origine di tutto ciò risiede nella consapevolezza di riuscire a fare e creare qualcosa di unico, speciale, straordinario. La creatività, oggi, un po’ bistrattata dai tempi moderni che mirano a soluzioni tecnologiche, resta nella categoria di lavori unici perché straordinari. Lavori fuori dalla solita stereotipia, con quel quid in più di personalizzazione e senso creativo. Tutto parla e si muove insieme all’ idea da dare, quando è la stessa creatività a muoversi. E ciò avviene anche per l’ arte culinaria che è una forma di creatività nonchè arte del cibo. Insieme alle tecniche, alle tradizioni e alle conoscenze per la preparazione del cibo che non è soltanto nutrimento ma, ben trattato, diventa un’ espressione di creatività e cultura. Il cibo, in arte culinaria, viene scelto, amato, preparato, presentato. Patrizia Liprandi vive a Torino. Nella vita lavora come anestesista e rianimatrice. Per diletto ha la passione per l’ arte culinaria. I suoi preparati, la sua cucina riflettono i suoi stati d’ animo ed una personalità in continuo divenire. Forte e delicata nello stesso tempo, Patrizia ci racconta come è approdata alla passione per il cibo che poi è sbocciata d’ improvviso. Così la sua creatività è diventata oltre che un invito al sapore, al colore e alla bellezza del cibo, anche un supporto psicologico per un lavoro difficile come quello dell’anestesista. Lavorando poi nel reparto di oncologia infantile, è sempre a contatto con quel dolore che annienta, con quell’ impotenza che ti pervade quando vedi la vita interrompersi. Patrizia Liprandi è una donna d’ altri tempi, con una spiccata sensibilità, generosità, e disponibilità verso il prossimo. Doti innate che, nel tempo, si sono andate sempre più amplificando. Patrizia Liprandi è una donna matura e profonda che ha inteso andare oltre anche sublimando il dolore attraverso l’ arte culinaria, un’ arte che non conosce fine. Un’ arte ancestrale fatta di profumi, colori, percorsi sensoriali, emozioni, dedizione e passione assoluta. Patrizia attraverso quest’ ultima, si è sentita rinascere. Ed ancora adesso, dedicandosi alla sua cucina, si sente libera di esprimersi emozionandosi per emozionare a sua volta. Il cibo è cultura, amore, condivisione, bellezza, meraviglia. Difatti Patrizia sembra davvero guardare il mondo attraverso le sue lenti personali. In una dimensione propria nella quale si lascia proteggere. Difatti attraverso la passione per il cibo e la cucina, ha sentito come un bisogno interiore di di stemperare la quotidianità talvolta difficile e complicata. Perché poi anche e soprattutto cucinare, dare vita a piatti nuovi e personalizzati, è un po’ come amare. E Patrizia ama tanto la vita, se pur attraverso il suo sguardo critico e sapiente. E di quella sapienza antica ama vestirsi per legare nuovi e vecchi ingredienti creando nuovi sogni. Patrizia dice di lavorare molto su se stessa, le piace approfondire per trovare una centralità in una costante ricerca introspettiva. E questo lo si percepisce attraverso i dettagli, la cura, e la stessa preparazione dei suoi piatti. Lì dove spazia con il cibo e gli ingredienti giusti. Come un fiore che sboccia, così sembra sbocciare la sua cucina, più o meno elaborata a seconda dei suoi stati d’ animo. Ma ciò che colpisce maggiormente della personalità di Patrizia Liprandi è l’ amore che mette in tutto ciò che fa. Così tanto amore per il lavoro, per la famiglia, per la bellezza della vita che sembra poi straripare nella passione culinaria. Gli elementi di una cucina o l’ altra, vengono ad essere un po’ come quelle parole magiche che tengono insieme un testo narrativo, un po’ come quelle pennellate d’ autore che rientrano in un’ opera d’ arte. Ci si lascia così trasportare dal mistero mentre tutto accade sotto i nostri occhi ma ciò che ne verrà fuori, ossia la meraviglia che meraviglierà, non si conosce se non quando l’ opera sarà terminata. E questo accade quando il cibo diventa cibo per la mente e nutrimento per l’ anima. Momenti di pura condivisione di esperienza e sapiente raccolta di sensazioni, emozioni, percezioni. In un canto libero. Nell’ estensione di una gestualità che diventa un rito e in un’ idea che diventa poesia.
Raccontati tra esperienze di vita, lavoro, passioni…
Dal 2021 ad oggi ho avuto molti momenti difficili, ho perso persone care come il mio papà… Ho lavorato per nove anni in oncologia pediatrica con i bambini terminali. Da lì ho invertito la mia piramide di valori, questo mi ha aiutato ad affrontare la vita. Con il tempo ho dovuto trovare una luce anche tra il buio… Sono un’ anestesista pediatrica e rianimatrice, quindi ho a che fare costantemente con il dolore…
Una tra le esperienze più importanti della tua vita?
Avevo venticinque anni, sono partita per il Brasile per lavorare in una casa di accoglienza diurna dove si faceva di tutto, si lavavano i bambini, si dava loro da mangiare… Mi sono adattata tanto alla loro vita. Un’ esperienza che mi ha dato tanto in termini emotivi: questa gente, pur non avendo niente, ha molta dignità e ha sempre il sorriso sulle labbra. Poi nel corso degli anni, ho sentito il bisogno di dedicarmi ad altro.
Quando e come nasce la passione per l’ arte culinaria?
Mia mamma non sapeva cucinare, quindi mi sono fatta avanti -sorride-, devo dire che mi sono appassionata seguendo anche format televisivi come MasterChef…Da qui ho voluto mettermi alla prova iniziando a cucinare la sera e intanto ho frequentato la FoodLab, un’ accademia culinaria che collabora con un istituto alberghiero di Torino… Il mio spazio in cucina è molto grande, qui studio le materie prime, sperimento dando vita ai miei piatti….
Che cos’è il cibo per te?
Il cibo per me è condivisione, piacere, un modo per manifestare amore alle persone alle quali ti rivolgi. Assaggio sempre i mie piatti, verifico, ho cura dei particolari, tutto ciò mi gratifica.
Che cosa occorre per la buona riuscita di un piatto?
Le materie prime devono essere buone e…la semplicità premia sempre.
Un piatto che preferisci?
Sono due…Mi piace il gulasch che si mangia perlopiù in Trentino e in Friuli e il polipo alla Luciana, un piatto cha cucino nella terracotta o nella pentola di ghisa dove si creano delle camere di vapore all’ interno.
La tua fonte di ispirazione?
La tradizione, mi piace molto sperimentare anche l’ innovazione nella tradizione.
Come ti definiresti come donna e come artista culinaria?
Sono una persona molto paziente, molto empatica, accogliente, ho uno spiccato senso dell’ umorismo, ascolto molto. Alcuni tratti caratteriali si riflettono anche in cucina.
Un tuo sogno?
Ho viaggiato tanto, dalle capitali europee all’ America, dalla Scandinavia alla Giamaica … Mi mancherebbe fare trekking in Tibet, sì, sarebbe un sogno da voler realizzare.
I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti rattrista?
L’ umiltà è un sentimento che mi fa star bene; la supponenza, l’ arroganza, il menefreghismo sono sentimenti che mi rattristano…
Un tuo motto di vita?
Non arrenderti mai!
Per info: profilo facebook Patrizia Liprandi; instagram pappafico97