Patrizia Bartolomei, quando la forma riconduce all’ essenza

Patrizia Bartolomei, quando la forma riconduce all’ essenza

Sono un nostalgico del passato. Conservo ricordi, letture in ceralacca, ceramiche e porcellana, impronte, anche vetri con aloni di respiri ( F. Caramagna)

 

La bellezza vuole spazio per difendersi e amore per trattenersi…C’ è sempre un magma dentro di noi, c’ è sempre una propensione a conoscerci, a voler dare alla nostra vita un progetto, un qualcosa che ci conduca lontano.  Si ha come l’ esigenza di dare forma alla nostra essenza, a ciò che possa configurarci al meglio.  E talvolta capita che la vita ti porti per mano come una matita che disegna al posto tuo.  Ma quando c’ è senso artistico dentro di te, poi ti affacci al mondo con fiducia. Come se ti lasciassi trasportare dallo stesso istinto, intuito, da ciò che è invisibile ma che lentamente si impadronisce della tua essenza. Sì, perché la vita stessa come l’ arte è una sfida e ha potere salvifico.  Ma se si riesce ad avere una inclinazione verso la bellezza, tutto viene visto diversamente: la natura, una città, una nuvola di passaggio, un sorriso…  In maniera libera si apre l’ atto creativo, questo poi conduce nel proprio luogo, nel proprio spazio interiore.  Mentre tutta l’ energia intorno ti spinge a voler continuare, a voler essere davvero nell’ hic et nunc. In quel momento presente a fare ciò che hai sempre avuto in mente di fare. Patrizia Bartolomei pur essendo di Roma, si è innamorata pian piano di Ascoli, città nella quale vive e lavora.  Sposata con Emilio ,ha due figli grandi, Pamela e Francesco. Patrizia Bartolomei è un’ artigiana e lavora la porcellana.  Ma intanto continua a sognare. Il suo sogno è svegliarsi davanti al mare, lavorando, guardando il cielo, il mare e lavorando. Patrizia ama lavorare la porcellana da sempre. Talvolta anche il suono di una tazzina di porcellana posata su un piattino ti riconduce ad un percorso di sensi, di suoni, di armonia. Delicata e duttile nello stesso tempo, la porcellana rispecchia anche le note caratteriali dell’ artigiana molto legata agli stessi valori dell’ artigianato. Anche perché nel tempo si instaura un grande legame tra arte, artigianato e materia. Mentre la ricerca di sé  e la sperimentazione aiutano a ritrovarsi e ad avere un posto nel mondo. Alla domanda: “ancora lavori?”,  Patrizia risponde: “un’ artigiana lavora a vita”.  Patrizia è davvero tanta energia, tanta volontà e tanta voglia di farcela per arrivare a scoprire nuovi orizzonti. Le piace tutto ciò che fa lavorare le mani, scoprendo gestualità e movimenti interiori. Ecco perché la forma riconduce all’ essenza e viceversa.  Ecco perché bisognerebbe  continuare a dare forma ai sogni, coltivandoli secondo una propria luce interiore.  Patrizia ha idee e progetti da voler realizzare e anche se è arrivata all’ età matura, ha oggi quella consapevolezza in più insieme ad un modus vivendi e operandi che le permette di essere libera. Libera di essere dove oggi si trova, ossia nel suo laboratorio, tra ritratti e decorazioni.  E come la materia, i sogni prendono forma un poco alla volta. E Patrizia ha ancora quell’ aria sognante che la condurrà lontano. Oggi il suo laboratorio è presente sul territorio dall’ ’81 a tutt’ oggi,  ed è la ditta più longeva ad Ascoli. La nostra artigiana è stata molto sensibile al richiamo dell’ arte in generale , ma poi ha affinato la sua arte maturando esperienza come quella volta in una ditta vicino Viterbo…Intanto ammette che la porcellana ha da sempre attirato la sua  attenzione, essendo poi legata alla “tecnica del terzo fuoco”.  I suoi manufatti vanno dai piatti ai vasi,  dalle lampade ai rivestimenti per bagni, camini, cucine. Processi, movimenti necessari, colori giusti, fonte di ispirazione insieme alla stessa natura del territorio fanno dell’ arte della porcellana un percorso in itinere… Una strada intrapresa che, se pur tra qualche ostacolo, ha sempre conosciuto meraviglia, stupore, incanto.  Patrizia sulle prime è stata colpita dal fascino della pittura in porcellana ma a darle il senso assoluto di tutto è stata la stessa lavorazione,  il foggiare il prodotto attraverso l’ argilla liquida.  Il suo è un ritorno al passato, ai ricordi di bambina, quando la maneggiava fino a vedere un sogno prendere forma.  Perché si diventa un tutt’ uno con la materia stessa e con il proprio processo artistico. Fino a diventare tu colore, tu disegno, tu cura dei particolari, tu autenticità.  E questo accade quando…la forma riconduce all’ essenza.

 

Raccontati tra esperienze di vita, passioni, lavoro…

In famiglia ho respirato sempre un’ aria artistica …mio padre ha lavorato nel campo del cinema come tecnico del suono e del missaggio. Sono cresciuta nelle sale di registrazione a contatto con registi come Fellini… Sin da piccola mi piaceva disegnare, dipingere. Mia mamma lavorava la ceramica. A casa si facevano tante cose con tanta passione…Ho scoperto una scuola di pittura su porcellana dove mia mamma si riforniva, ho seguito dei corsi. Successivamente insieme alla mia amica Miriam ho lavorato per negozi a Roma ma ancor prima dipingevamo bomboniere per una ditta di porcellana  vicino Viterbo, poi sono arrivati i figli, ma ho continuato a lavorare…

Come è nata la tua passione per la porcellana?

Frequentando il laboratorio di porcellana, ho visto dei dipinti su oggetti meravigliosi. La mia insegnante mi ha trasmesso questa passione. Mi piace la porcellana per  la lucentezza e trasparenza che la contraddistingue.

Quali fasi della lavorazione della porcellana attraggono maggiormente la tua attenzione?

La pittura su porcellana è il mio lavoro principale  ma poi “ho scoperto” che la materia si può foggiare… Quindi sto lavorando con l’ argilla liquida colorata e poi con gli stampi di gesso con i quali si creano effetti colorati. Sono anche molto attenta ad assottigliare e a rifinire nelle ultime fasi della lavorazione.

Che cosa provi quando lavori la porcellana?

Perdo la cognizione del tempo, mi trasformo insieme  alla porcellana, è un bello scambio emotivo tra me e la materia! Le tante prove e sperimentazioni mi hanno stimolata nel processo creativo.

Qual è la tecnica che più utilizzi?

Si tratta della tecnica del terzo fuoco: l’ oggetto già cotto due volte, viene dipinto e rimesso in forno. Quindi ritratti e decorazioni avvengono con la terza cottura.

La tua fonte di ispirazione?

I fiori, in particolare le rose, il territorio, i paesaggi, le figure femminili,  Klimt…

Un’ esperienza di lavoro tra le più importanti?

Ho partecipato alla Scalinata Leopardi ad Ascoli con due decori su due rampe.

Che cosa ti piace della porcellana?

La finezza, la forma, il suono…

Prossimi progetti?

Mi piacerebbe organizzare dei corsi di porcellana presso dei centri di aggregazione e…mi piacerebbe che le persone si portassero dietro i lavori realizzati con le loro mani…

Come ti definiresti come donna e come artigiana?

Resiliente, in una sola parola, resiliente.

I sentimenti che ti raccontano: che cosa ti fa star bene e rasserena e che cosa ti rattrista?

Mi fa star male il mancato rispetto per l’ altro; mi fa star bene riscontrare empatia tra le persone.

Un tuo motto?

Scavare per trovare la luce!

 

 

Per info: 339. 8686210 ; Instagram patrizia_bartolomei

 

 

 

 

 

 

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