Paolo de Cuarto, l’ arte va guardata e non vista

Paolo de Cuarto, l’ arte va guardata e non vista

Strappare manifesti dai muri è la sola compensazione, l’ unico modo di protestare contro una società che ha perduto il gusto del cambiamento e delle trasformazioni favolose ( Mimmo Rotella).

 

Arrivare ad un punto, ad una macchia, ad uno strappo che possa condurre  alla luce, che possa snebbiare la vista e arrivare  a quel particolare tanto atteso. Il concetto e il punto di arrivo resta quello di uno squarcio di eternità che si sovrappone di solito fra due mondi, nella storia e nell’ avventura di colui che cerca di dare respiro ai tempi andati. Nel panta rei di un’ arte che, se pur scomparendo, lascia i suoi segni indelebili poiché riesce a cogliere la bellezza dei particolari. Nel 1960 nasce  in Francia il nuovo realismo, un movimento artistico grazie al critico Pierre Restany e a figure chiave come Yves Klein e Arman. In Italia abbiamo Mimmo Rotella, l’ unico italiano di origine calabrese, di Catanzaro, un artista singolare che poi ha vissuto parte della sua vita a Milano. Sono artisti questi che vanno dal particolare all’ universale.  Artisti di altri tempi e con altre visioni artistiche.  Artisti che utilizzano oggetti veri, rifiuti e materiali della città, per evidenziare la realtà nuda, così com’ è, e magari senza dipingerla.  Il nostro Mimmo Rotella prendeva spunto dai manifesti e dai cartelloni pubblicitari con la differenza che li strappava ad arte, strappava manifesti dai muri per creare quadri di carta con la tecnica del decollage. E  diventa quindi più che doveroso questo passaggio prima di presentare Paolo de Cuarto che ha molto a che fare con Mimmo Rotella poiché era suo zio dal quale ha appreso tanto.  Difatti la vita e le opere di Paolo de Cuarto, nome d’ arte questo, è un continuo appellarsi alla sua storia familiare, alle sue origini, intessendo un rapporto viscerale con l’ arte e le sue opere. Sulla grande scia di suo zio che da Catanzaro ha poi incontrato a Milano dove oggi vive,  Paolo de Cuarto è un artista sensazionale proprio perchè vive delle sensazioni e percezioni che trae dai suoi continui studi, ricerche e sperimentazioni.  Paolo de Cuarto parte tuttavia dalla tecnica dell’ affresco a freddo utilizzando tele di juta che sono come una mappa geografica per le sue sperimentazioni, iniziando poi dal disegno a carboncino e a matita. Arrivando poi alle vernici acriliche e addirittura alle macchie di caffè che prendono la loro forma sulla tela e che poi asciuga con la lampada al sodio. La sua fonte di ispirazione resta tuttavia il mondo delle pubblicità degli anni ‘ 50 e ’60, quelle pubblicità che si contraddistinguono per lentezza intrinseca, una lentezza e una potenza di immagine che converge nella stessa cura del particolare. Ed è proprio questo che cerca e continua a cercare Paolo de Cuarto, quel particolare che invita lo spettatore a guardare più che a vedere, inducendolo alla riflessione. Ma anche a ciò che quegli anni ci hanno lasciato, la tempra, la tenacia e il significato simbolico di un’ arte che ancora oggi parla da sé. Dalla spiccata personalità, talvolta complessa ma fondamentalmente aperta al confronto, attraverso una costante ricerca e studio della materia, l’ artista tende ad arrivare in altri territori riferendosi sempre alla storia passata. Come se volesse cucirsi addosso un’ epoca storica appartenuta appunto a un filone artistico importante come quello degli anni ‘ 60.  Insistendo e resistendo nel suo approccio con la tela che diventa un vero campo d’ azione, un duello, quasi un momento conflittuale che instaura con i tempi moderni. Infatti ammette che la vera arte si è fermata agli anni’ 60. Tutto ciò è dettato anche dai suoi trascorsi, dall’ infanzia nella sua Calabria, un’ infanzia fantastica, come la definisce. Un’ infanzia ricca di scorci di un paesaggio  e di una terra che ti entra dentro. Ma anche ricca di insegnamenti da parte dei suoi genitori, di suo papà Ernesto, figura più autoritaria e sua mamma Lia che ha cresciuto con amore e dedizione i suoi cinque figli. Difatti il suo nome d’ arte deriva dall’ essere il quart’ ultimo dei cinque figli. Paolo de Cuarto intanto non ama definirsi un artista, piuttosto un pittore ma essendo anche uno sperimentatore, il confine con l’ arte resta pur sempre labile. Con una grande eredità familiare e artistica alle spalle, Paolo de Cuarto guarda avanti come un capitano che scruta l’ orizzonte, fiutando i venti contrari,  a quella che può essere una routine, una standardizzazione dell’ arte dei tempi moderni. ll suo dunque diventa un apporto forte, importante a ciò che lo lega e legherà per sempre ad un grande passato, un passato di spessore dal punto di vista umano ed artistico. Il suo è un nuovo modo di intendere un’ opera d’ arte, che, pregnante di significato, deve essere scovato, reinterpretato e mai frainteso. Perché poi l’ arte va guardata e non vista.

 

 

Raccontati tra esperienze di vita, passioni, lavoro…

Ho lavorato nell’ impresa edile di mio padre, poi mi stava stretto Catanzaro…sono arrivato a Milano.  Dopo aver frequentato un corso della Domus, mi sono specializzato in ricostruzione di sinistri e balistica. Per mantenermi agli studi ho lavorato nello storico bar Giamaica di Milano, poi ho iniziato a lavorare nello studio d’ arte di  mio zio, Mimmo Rotella, il noto artista degli anni’50. Una volta venuto a mancare, ho aperto un bar sui Navigli con mio fratello ma poi nel 2006 ho volto iniziare a dipingere e a sperimentarmi con la tecnica dell’ affresco a freddo…

Come si sviluppa nel tempo la tua arte pittorica?

Nel 2010 ho organizzato la prima mostra, attualmente lavoro con il gallerista fiorentino Filippo Pananti che mi ha messo in contatto con altre gallerie. Lavoro  con diverse gallerie d’ arte, con due gallerie a Milano, poi a Matera, in Puglia…

Tecnica e mezzo di utilizzo?

Con la tecnica dell’ affresco a freddo, ho notato che l’ intonaco non si legava alla tela e quindi ho pensato di inserirvi qualcosa di plastico come il vinavil. Utilizzo tele di juta, tele grezze, qui vi stendo l’ intonaco mischiato al vinavil, poi disegno con carboncino o matita…  Utilizzo vernici acriliche, poi la carta vetrata, stendo una prima mano di caffè che asciugo con la lampada al sodio. Questo è frutto di sperimentazione, ho notato che il caffè scalda cromaticamente il bianco e i colori.

La tua fonte di ispirazione?

La pubblicità degli anni ’50 e ’60. Da Carosello alla pubblicità della Coca Cola e della Cinzano che adoro, e che si trova ancora a  Catanzaro.  La storica scritta è dipinta sul muro di un edificio a Catanzaro ed è stato oggetto di recente restauro… Sono pubblicità studiate alla perfezione, con la sinuosità dei caratteri cubitali. Mi attira la lentezza dell’ immagine molto più curata ed espressiva… Mi ispira  il nuovo realismo della corrente parigina con Arman,  Christo, Cesar,  e Mimmo Rotella che strappava i manifesti dipingendovi sopra.  Di questa corrente mi è piaciuta la poetica dell’ oggetto, il rileggere la realtà urbana attraverso la trasformazione degli oggetti quotidiani.

Che cosa ti ha insegnato tuo zio?

Mi ha insegnato a focalizzare l’ attenzione sulla bellezza dei particolari.

Prossimi progetti?

Una mostra ad ottobre con un gallerista di Lecce…

Che cos’ è l’ arte per te?

Per me è come sviluppare una fotografia in una camera oscura, per quanto mi riguarda mi è sempre piaciuto disegnare, non ho mai abbandonato la volontà di creare immagini… L’ arte per me è libertà assoluta e questo per me è già un miracolo!

Un tuo luogo del cuore?

Il mare di Montepaone lido, in provincia di Catanzaro.

Un tuo motto di vita?

Sperimentare, non stancarsi mai di sperimentare!

 

 

 

 

Per info: Instagram  paolo_de_cuarto; www.paolodecuarto.com

 

 

 

 

 

 

 

Un pensiero riguardo “Paolo de Cuarto, l’ arte va guardata e non vista

  1. Difficile fare commenti la presentazione è senz’altro densa e significativa e stimola a conoscere l’opera dell’artista. Cosa che ho fatto..ho guardato..c’è spazio per immaginare ed entrare in atmosfere antiche ma i significati sono nuovi e personali. Complimenti!!

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