Michele Mastromarino, sul filo della memoria

Michele Mastromarino, sul filo della memoria

La pittura trasforma lo spazio in tempo, la musica il tempo in spazio ( Hugo von Hofmannstal)

Abbiamo bisogno di contrasti, di sfumature. Come diceva Eraclito, non si può conoscere il fuoco, se non si conosce l’acqua e viceversa. I contrasti sono il principio fondamentale della realtà. Abbiamo bisogno di sfumature che possano legarci all’ infinito e all’ assoluto. E abbiamo bisogno di lasciare una traccia, un’ impronta del nostro passaggio su questa terra. E da qui può scaturire ed aprirsi il passaggio ad un nostro vissuto interiore attraverso il quale possiamo riuscire a conoscerci ed analizzarci. Un vissuto anche legato a ciò che realmente abbiamo costruito, letto e riletto, anche attraverso la lente magica delle nostre memorie familiari, al nostro legame con le origini e la terra di provenienza. Michele Mastromarino è un architetto e un artista. Tra le due dimensioni, poi, il confine è labile, l’ una si interseca nell’ altra, come ad avere un’ anima gemella. Un supporto, l’arte, una voce in più che possa sostenere la nostra progettualità ed il nostro modus operandi, il nostro logos, il nostro modo di stare al mondo. L’ arte e l’ architettura per Michele Mastromarino sono fondamenti interconnessi alla vita. La mescolanza ne genera trasformazioni e sperimentazioni continue. Michele Mastromarino parla di architettura, attraverso un mood particolare per arrivare al significato di responsabilità. E parla dell’ arte come di quel modo libero di esprimere la propria essenza. Due belle parole, responsabilità e libertà alle quali aggiunge la gentilezza del tempo. Ossia trovare quella maniera lenta di assaporare il panta rei, quel lento fluire delle cose, attraverso uno sguardo più attento e consapevole. L’ artista Mastromarino vive bene questo dualismo inteso come scambio emotivo tra la passione artistica e la professione di architetto. Una professione che paragona a quella di medico per valore etico e responsabilità nei confronti dell’ uomo. Una voce artistica, intanto, la sua, che viene da lontano, dalla sua terra pugliese, da Altamura, il suo paese che ricorda con nostalgico affetto. La sua musa ispiratrice, nel tempo, è stata sua madre che ricamava tovaglie coloratissime, mentre da piccolo la osservava ammirato e fiero. E da qui si scioglie il nodo, quell’ esigenza interiore di voler rappresentare sogni e memorie in arte. Seguendo proprio quel filo introspettivo e prendendo in mano il bandolo della matassa perchè le emozioni che fanno parte di una memoria storica talvolta sono tante e bisogna districarle in qualche modo. Ecco che Michele Mastromarino nel 2024 ha sentito l’ impulso di dare vita ad un ‘ opera attraverso le trame della pittura e soprattutto attraverso il filo della memoria. Oggi vive a Roma esercitando la professione di architetto insieme a sua moglie Martina, anch’ ella architetto, e ai figlio, Edoardo e Livia, rispettivamente di dodici e dieci anni. L’ artista Mastromarino ammette che quando si parla di arte e d architettura, gli si accende e riaccende lo sguardo. Una persona e un artista che ha saputo coniugare naturalmente rigore e passione. Quindi attento e preciso da un alto e libero artisticamente dall’ altro. L’ input a proseguire in pittura è partito proprio dai suoi figli che hanno visto il papà alle prese con fili e colori. Sì, perchè Michele Mastromarino non ha mai abbandonato i fili del ricamo di sua madre. Anzi, li ha resi arte poiché oltre ad utilizzare l’ acrilico ed il gesso, appoggia i fili sulla tela, strappandoli poi in maniera energica…In questo modo si è accorto che il filo imprimeva la sua traccia, qualcosa di inatteso, lasciando spazio alla libera interpretazione. Oggi continua ad unire questo filo pittorico attaccandolo e staccandolo, continuando a sperimentare. Nel 2026 si è rivelato al pubblico di spettatori con la prima mostra a Genova e da qui ha continuato da Roma a Vienna. Intanto l’ artista Mastromarino utilizza lo stesso filo che passa da un quadro all’ altro diventando sempre più spesso, sempre più traccia cromatica. Molto legato alla sua terra pugliese, utilizza sistemi cromatici dalla terra della Murgia barese, sempre impressa nella memoria di bambino. Pur essendo ammirato e legato ad un città come Roma, la nostalgia di casa di tanto in tanto si fa sentire e prevale anche sulla normale quotidianità. Basta poco e la mente vola all’ infanzia e all’ adolescenza trascorsa in campagna insieme ai suoi nonni o a quella precisa stagione che poi diventa stagione dell’ anima. Paesaggi impressi nella memoria che oggi celebra nella sua pittura materica. Michele Mastromarino, intanto, resta come in bilico tra il bisogno d’ architettura ed il bisogno d’ arte. Due volti della stessa esigenza interiore che si completano armonizzandosi a vicenda. Oggi sta vivendo una fase di ricerca attraverso l’opera “Origini residue”, un lavoro tra materia e sottrazione, un dare e un avere. Si sente formato da un’ espressionismo astratto, difatti il suo stile è un astratto materico. Un alternarsi tra cielo e terra, tra mondo sensibile e mondo trascendente, tra logica e cuore, rigore e passione. Anche se la sua, è sempre arte sul filo della memoria. Anche se il tempo resta la sua controfigura migliore.

Raccontati tra esperienze di vita, passioni, lavoro…

Nel ’99 mi sono iscritto alla facoltà di architettura a Roma, una scelta che mi ha segnato molto positivamente…tanto da sfociare nel campo dell’ arte. Due dimensioni che convivono. Come architetto, ho una concezione rinascimentale dell’ architettura come anche del “genius loci”. L’ architetto per me è come un medico che parla di diagnosi e di interventi con un grande senso di responsabilità nei confronti dell’ essere umano…Attualmente sto progettando dei lavori in Toscana attraverso elementi architettonici che devono raccontare necessariamente il luogo…

Quando nasce la tua passione artistica?

Già da bambino il disegno rappresentava per me una visione naturale, disegnavo per esprimermi al meglio, disegnavo sempre case e casette e devo dire che già da bambino volevo fare l’ architetto. E…poi, sono sempre stato accanto alla figura di mia madre che ricamava al telaio, restavo incantato a guardarla. Da qui il mio primo incontro con l’arte e la meraviglia nel constatare di poter realizzare qualcosa di bello con il filo. Ed ecco che anch’ io ho pensato di utilizzare il filo per estrarre materia alla superficie pittorica. E così nel 2024 ho voluto dare vita all’ opera “Ricordi di città”, un’ opera realizzata con gesso ed acrilico…

Tecnica e materiale di utilizzo?

Utilizzo gesso ed acrilico, ma anche cristallo con vernice spray, tempera su cartongesso…Lavorando in architettura, il materiale è vario e contagia il campo dell’ arte. Appoggio dei fili sulla tela per una griglia ortogonale, strappando poi il filo in maniera energica, ho visto poi che il filo lasciava la sua traccia, ciò mi ha lasciato vedere la pittura sotto un altro punto di vista. Appoggio il filo alla materia fino a trovare stratificazioni che crescono nella stessa sottrazione del filo. Le tracce costituiscono ulteriori griglie che riempio con sistemi cromatici come quelli della terra della Murgia barese.

Come definiresti il tuo stile pittorico?

Un astratto materico, mi piace continuare a sperimentare lasciando emergere qualcosa dal fondo, ritrovando le mie origini. La ricerca sta assumendo sempre più una dimensione intima, alcune opere raccontano me stesso.

La tua fonte di ispirazione?

Mi ispira il frammento di un materiale come una passeggiata a Roma, i viaggi…viaggiando ho capito quanto è unica la nostra storia e il nostro Paese! Mi ispirano poi la geometria, la struttura, la relazione tra la materia e lo spazio, i salti sulle pietre delle Murge, le passeggiate in campagna, i momenti trascorsi con i miei figli.

Quanto sei legato alla tua terra?

Sono molto legato alla mia terra, questo viene fuori in maniera nostalgica, la Puglia è una terra magica…andavo spesso a trovare i miei nonni che avevano una masseria in campagna, ammiravo i paesaggi che cambiavano a seconda delle stagioni…

Che cos’ è l’ arte per te?

L’ arte è una necessità, quando faccio arte, ho bisogno però dell’ architettura e viceversa. In architettura, ho sempre quella responsabilità di cui parlavo prima perchè appunto l’ architettura condiziona la vita della persona…Nell’ arte mi esprimo più liberamente, in arte non ci sono errori, qualsiasi gesto crea qualcosa di inaspettato.

Prossimi progetti?

Sto lavorando per la partecipazione ad altre mostre.

Come ti definiresti come persona e come artista?

Mi piace avere tempo e andare a fondo delle cose, mi piace assorbire quello che vedo. Sono una persona pacifica e mi piace contemplare il bello della vita, i miei sentimenti sono il rispetto e la gentilezza.

Un messaggio che vorresti inoltrare?

Trovare più spazio e tempo e avere la capacità di emozionarci più facilmente!

Che cosa ti emoziona veramente?

La semplicità, i gesti semplici.

Un tuo motto di vita?

Imparare ad avere voglia di imparare!

…

Per info: cell: 348-4200108; instagram michelemastromarino_mmaa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *