Esprimi il tuo pensiero in modo conciso perché sia letto, in modo chiaro perché sia capito, in modo pittoresco perché sia ricordato e, soprattutto, in modo esatto perché i lettori siano guidati dalla sua luce (Joseph Pulitzer).
Scomodi, comodi, a tavolino, in poltrona, su una panchina, quando l’impulso di scrivere chiama, è come l’amore. Bisogna seguirlo. Altrimenti potrebbe essere un boomerang che con il tempo ritorna contro, immancabilmente. Scrivere, infatti, è come amare, come dipingere, coltivare una pianta, scrivere è … essere se stessi. Che cosa c’ è di più espressivo delle nostre mani che creano delle lettere? Tratteggiare, delineare, illustrare è un po’ come voler dare una strada scorrevole alle nostre emozioni. Liberare e abbellire le lettere è come alzarsi al mattino e voler rendere più bella la nostra giornata attraverso uno scritto, una frase, un semplice biglietto, un post it, un pezzo di carta. Ma se la scrittura diventa bella grafia, tutto ciò diventa un valore aggiunto. E’ come se si volesse vivere in uno spazio temporale riservato, raffinato. Come raffinato e particolare è Andrea Liserre, calligrafo, insegnante di calligrafia nonché illustratore. Andrea, trentasei anni, è nato a Belvedere Marittimo, ma è originario di Maierà, in provincia di Cosenza. Oggi vive a San Marzano sul Sarno. Il lavoro rispecchia un po’ chi siamo, la nostra storia, il nostro passato. Andrea è una persona tranquilla e sembra circondarsi del suo stesso spazio interiore. Mentre scrive su un foglio lettere antiche, per dare dimostrazione della sua passione o per aprirci le porte del suo mondo, sembra sdoppiarsi, calarsi in un’ altra dimensione. Ma, a primo acchito, è proprio questo che piace di lui, il suo metterci il foglio, la matita, il cuore, la testa e non pensare ad altro. Questo suo assentarsi temporalmente, per entrare in confini, isole di carta e inchiostro da esplorare e conoscere più da vicino. Colui che crea, che delinea, un artista di lettere come Andrea, si riconosce soprattutto nei suoi fogli dipinti d’ inchiostro. E se magari accartoccia quel pezzo di carta non è mania di perfezione, è perché vorrebbe contenerli tutti, quei pezzi di carta. Il suo è un modo per andare avanti, per crescere nelle lettere come nei disegni. Ma, come dicevamo, non c’e foglio che tenga o matita che tenga fermo il foglio, se non sussiste quel famoso sodalizio tra testa e cuore, se non si è chiari prima di tutto con se stessi, per poter insegnare agli altri l’arte della scrittura antica e della calligrafia. Andrea Liserre, partendo da queste piccole e grandi convinzioni, va dritto per la sua strada e si fa voler bene dai suoi allievi proprio per questo suo essere così com’è. E quando la mano poi scorre da sola per disegnare? Un’ altra emozione che apre il sipario direttamente sulla carta, questa volta in maniera più articolata ma il disegno, a differenza delle lettere, si sa, segue tratti, linee per arrivare a ciò che si vuole rappresentare. Naturalmente è un altro impulso, un altro scatto della mente su carta, un’altra musica, sempre avvincente, sempre brillante, sempre preziosa. Semplice, naturale, pulito come un foglio di carta e incisivo e pregnante come l’inchiostro, Andrea ha l’aria da intellettuale perché fa funzionare l’intelletto, che è una spugna che assorbe tutto! Si definisce riservato ma non del tutto, poiché non si può vivere perennemente in un guscio e se pure si ama la propria vita introspettiva, bisogna comunicare al mondo ciò che si fa e si crea! Sensibilità, serietà, acume delineano una personalità fuori dal comune. Cauto, pacato, pesa le parole come se dovesse disegnarle o scriverle…Ed è così che inizia un’ intervista che è un vero tuffo nelle lettere antiche, nella bella grafia, tra ricordi, emozioni, spunti di riflessioni e cultura specifica di un settore, quello, appunto, dell’arte calligrafica, che detiene un fascino antico e che può essere una continua scoperta per gli addetti ai lavori ma anche per appassionati o semplici cultori della materia.
Come nasce la tua passione per il mondo della carta e quindi della calligrafia e del disegno?
Ho avuto la passione del disegno sin da bambino…Al Liceo scientifico ho coltivato il disegno architettonico. Successivamente ho intrapreso gli studi presso la Facoltà di Ingegneria, ma poi ho smesso, così all’ improvviso.
Ci deve essere stato un motivo rilevante per smettere gli studi all’ università, è così?
Se seguire l’istinto può essere un motivo rilevante…
Sì, seguire l’istinto o la propria vocazione, come dir si voglia, è importante perché getta le basi di un futuro…e allora che cosa, in particolar modo, ha esercitato su di te tutto il suo fascino?
-Sotto la sua “coppola” dallo stile rètro, lo sguardo diventa ammiccante e si percepisce tutta l’energia e la volontà di raccontarsi, di tirar fuori quelle emozioni che convergono in un ricordo prezioso ed illuminante…Sono rimasto colpito da un pennino con la punta sottile di metallo e una boccetta di inchiostro. Ho provato subito a scrivere ma non ci riuscivo…Ed è così che mi sono imbattuto nell’Associazione Calligrafica Italiana fondata a Milano nel 1991(Diversamente dall’idea comune e superficiale che scrivere a mano sia una pratica superata dai moderni sistemi digitali, l’Associazione Calligrafica Italiana, si prefigge lo scopo di promuovere e diffondere l’arte della scrittura a mano, portando avanti il suo impegno in questa direzione e riscontrando un continuo e crescente successo).
Ricordi del primo corso che hai seguito presso l’ACI (Associazione Calligrafica Italiana) e di altri che hanno suscitato il tuo interesse ?
Ho frequentato tanti corsi a tutt’ oggi… Ho seguito il primo corso di calligrafia sotto la direzione del maestro Luca Barcellona nel 2010 a Lavena Ponte Tresa, in provincia di Varese. E’ stato un viaggio carico di emozioni, da cui ho riportato una forte esperienza sul campo. Non solo ho imparato a scrivere come nel Medioevo ma ho compreso più da vicino quanta cura e dedizione occorrano per proseguire il viaggio nel mondo della calligrafia. Intanto il primo corso è iniziato con la conoscenza della scrittura gotica. Ricordo con tanto interesse anche il corso tenuto, l’anno seguente, dalla maestra Anna Ronchi, corso finalizzato all’ insegnamento della scrittura corsiva ai bambini della scuola elementare.
Nel 1920, con la Riforma Gentile, fu eliminato l’insegnante di calligrafia, che cosa ha prodotto tale decisione?
Una volta eliminato l’insegnante di calligrafia, fu coltivata comunque la “bella scrittura” da parte dell’insegnante di italiano. Nel 1960 fu eliminata anche la bella scrittura perché si diceva che era un tipo di scrittura che ingabbiava i bambini, non apriva loro nuovi orizzonti e non li lasciva liberi. Ciò ha, però, decisamente prodotto continui episodi di disgrafia e dislessia tra i bambini. Ecco perché, oggi, con l’avvento tecnologico, occorre più che mai una rieducazione alla scrittura!
Qual è il futuro della scrittura a mano dunque?
Semplifico il concetto in poche parole: credo che non si possa fare a meno né della lingua parlata, né della lingua letta e né della lingua scritta.
Un tuo pensiero sulla scrittura corsiva?
E’ sintomatico come il termine corsivo derivi dal latino “currere”, che vuol dire correre, camminare, viaggiare ma anche fluire. Il corsivo, quindi, consiste nel non staccare la penna dal foglio lasciando fluire il pensiero sulla carta. Mi piacerebbe riportare testualmente quanto ha scritto l’ACI a tal proposito…
Di’ pure…sarà uno spunto di riflessione per tutti!
“In risposta agli articoli della stampa che informano sulle scelte in corso negli Stati Uniti di non insegnare la scrittura a scuola, e in particolare il corsivo,l’ Associazione Calligrafica Italiana sottolinea che la scrittura a mano garantisce molteplici stimoli; il suo apprendimento è formativo perché richiede il rispetto di regole, il riconoscimento dei suoni e il loro abbinamento alle forme grafiche corrispondenti: induce a osservare e confrontare forme e dettagli, stimola la nostra motricità fine, sviluppa la coordinazione mente-mano… Sappiamo oramai che il continuo impiego degli strumenti digitali causa difficoltà di concentrazione, perdita dei limiti fisici e scardinamento dei rapporti umani. Molti ragazzi oggi sono esposti quotidianamente al computer, alla televisione, a internet e ai video giochi. La scuola elementare italiana dovrebbe conciliare ed educare alla riflessione, una riflessione incompatibile con la fretta. Anche per noi adulti la pratica della calligrafia può essere occasione di ritrovare un tempo lento”.
Quali sono i tipi di scrittura che insegni e dove insegni?
Insegno il Corsivo inglese, l’Italico con punta tronca e il Foundational di Edward Johnston. Cerco di organizzare corsi tra Napoli e Salerno. A Napoli ho organizzato corsi in collaborazione con la Fondazione Aniello Raucci per gli studenti del Liceo artistico Boccioni. Anche a Salerno, lo scorso dicembre, presso il Centro sociale, fu organizzato un corso di tre giorni sul Corsivo inglese, grazie anche all’apporto tecnico del mio amico Amedeo Li Bovi e della sua rinomata cartoleria che hanno fornirono il materiale adatto per l’occasione! Organizzai, inoltre, a marzo, una sola giornata di corso gratuito dal titolo “Scrivo e diSEGNO”.
Una bella esperienza che ricordi con affetto e una più recente?
Dal 2011 al 2012 ho tenuto un laboratorio di calligrafia in tutte le classi della scuola elementare, dalla prima alla quinta! Collaboro con la wedding planner Tina Citarella, una bella esperienza anche questa!
Un tuo sogno-progetto?
Organizzare dei corsi anche in Calabria!
Come si arriva ad essere un buon calligrafo?
Ci si arriva con …tanta pratica, esercizio e pazienza.
Che cosa è per te la scrittura, pardon, questo tipo di scrittura?
Per me la scrittura che ho scelto è respiro: per scrivere bene, bisogna respirare bene…
Che cosa ti affascina della tua professione?
L’antichità… Noi scriviamo in base all’alfabeto fenicio, l’ultima dimostrazione di scrittura l’ hanno offerta i Romani e le proporzioni sono scolpite proprio alla base della colonna traiana.
Un’opera che nel corso degli studi ti ha particolarmente colpito?
L’ Operina (del 1525) di Ludovico Vicentino degli Arrighi: un manuale nel quale l’ autore insegna a scrivere sulle regole della scrittura cancelleresca, stile che si presta alle più disparate applicazioni (da una lettera formale ad un diploma, da una poesia ad un segnaposto) è uno dei “ferri del mestiere” basilari per ogni aspirante calligrafo.
Che cosa dici spesso ai tuoi alunni?
Ai miei alunni dico di formare delle lettere, delle proporzioni, di dare un ritmo e un’ armonia alla scrittura come in qualsiasi altra composizione artistica.
Sei anche un illustratore…chi è invece per te un illustratore?
Un illustratore è colui che sa osservare bene e che scrive con gli occhi!
Dove possiamo seguirti anche se virtualmente?
Sì, dò brevi dimostrazioni virtuali di calligrafia sul sito web http://www.calligrapills.com insieme all’amico Giuseppe Salviulo, art director e graphic designer.
Una frase che ti viene spesso in mente?
Scrittura e Pittura sono le due estremità della stessa Arte. E la loro realizzazione è identica (Shitao).
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