Raffaela Montefusco, una passione tra sogno e realtà

Raffaela Montefusco, una passione tra sogno e realtà

Il bello è una manifestazione di arcane leggi della natura, che senza l’apparizione di esso ci sarebbero rimaste eternamente celate (Goethe, Massime e riflessioni). Non c’è cosa più bella che avere una passione nella vita, perché ti arricchisce e non ti tradisce mai,anzi ti porta per mano e magari ti fa raggiungere spazi e confini inaspettati. Anche se ci poniamo mille domande o siamo assaliti da dubbi e perplessità, una passione vera, oltre a condurci in nuovi mondi, ci permette di respirare sentimenti puri come la libertà e la verità. Questo perché nasce nell’ io più profondo. Vivere per una passione può essere veramente tutto. Come per Raffaela Montefusco, quarantasette anni e non sentirli e una passione smisurata per il ricamo a punto croce. Mediterranea nelle fattezze e nel cuore, dal fascino velatamente retrò, originaria di Eboli, vive in provincia di Bologna da anni. Quando parla della sua passione per il punto croce e per il lavoro ai ferri (a maglia e all’ uncinetto), ha l’aria sognante e sembra ritornare bambina, calandosi per prima in un mondo tutto suo che custodisce quasi gelosamente. Un mondo, fulcro di memorie passate, di rimozione dell’ anima, un mondo che sa come proteggerla e avvolgerla proprio come un bel maglione caldo d’inverno. Briosa, versatile, dalla personalità forte e vulcanica, con spiccate doti comunicative, Raffaela è una persona schietta e diretta. Il senso di giustizia e la voglia di verità che la contraddistinguono sono diventati sentimenti che vanno a braccetto con la sua indole, l’ istinto e il proprio modo di essere. Quando si riprende il cammino o si è al bivio della propria esistenza, la passione, come un faro, si accende su una fetta di realtà che può addirittura diventare poesia, solo se lo vogliamo veramente. Raffaela ama essere artefice di se stessa e ama anche le cose di una volta, di quel tempo andato, quelle antiche tradizioni che profumavano di genuinità, autenticità e originalità. Difatti, oltre a continuare ad essere una lavoratrice dipendente, Raffaela Montefusco ama valorizzare e promuovere l’artigianato perché avverte dentro di sé un forte senso di rivalsa per una categoria che si sta estinguendo sotto i nostri occhi. Le cause possono essere svariate: dal progresso tecnologico, che fagocita ogni cosa, alla mancanza di quei valori, di quella semplicità e purezza di intenti che una volta erano le bandiere, i pilastri di antichi usi e costumi. L’artigianato sembra sempre più provenire da un tempo lontano, dall’isola che non c’è o sta scomparendo. Invece, l’artigianato, come l’arte, ha davvero il potere di fermare il tempo, trattenerlo nelle nostre mani, fino a passare dalla testa al cuore. Intanto a Raffaela piace mordere la vita, godere di ogni momento, cogliere al volo un’ occasione e impreziosire le proprie emozioni come se fossero piccoli pezzi di fotografia del grande album della vita. Ama gli animali, in particolar modo i gatti e dice di assomigliare loro in tutta l’ istintività e l’autonomia. In una sua frase poetica, dice: “Mi piace graffiare la vita proprio come un gatto! E, come lui, mi piace nutrire il silenzio… e mi piace alzarmi sorniona e flessuosa, perduta nei miei pensieri”.

Secondo te, come e quando nasce una passione? E’ qualcosa di innato o è un mezzo per colmare un vuoto esistenziale?

Penso che la passione sia qualcosa di innato. Ripercorrendo le sensazioni di quando ero bambina, ho sognato e poi avvertito un senso di appartenenza a qualcosa che mi sarebbe piaciuto profondamente e a cui dedicare parte della mia vita. Mia mamma Maria era una sarta (oggi un po’ meno occupata per l’ età che avanza). Ma devo dire che da lei ho ereditato il mio angolo fatto di ago e filo, il lavoro ai ferri, a maglia e all’ uncinetto e il ricamo a punto croce!

Un’immagine legata all’infanzia che suggella questa tua passione?

Ho sempre abitato a San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna. Avevo circa cinque anni e, per andare a Bologna, bisognava passare per un ponte dove più giù c’ era il cimitero dei polacchi. Ecco, dall’alto dell’autobus e nella mia ottica di bambina, quel cimitero era il mio “punto croce”. Ho tanto amato questo ricamo proprio intorno ai quattro, cinque anni, quando ho realizzato la mia prima crocetta punto croce e quando, più in là nel tempo, invece di giocare insieme agli altri bambini, mi rintanavo in un angolo a ricamare…Intanto, poi, a dodici anni ho realizzato il mio primo maglione di lana! Questa passione mi accompagna oramai da quarant’anni!

Come hai iniziato a farti conoscere e di conseguenza a far conoscere la tua passione?

Sei anni fa ho deciso di mostrare i miei manufatti alla fiera di San Lazzaro dove si riuniscono ogni anno tanti hobbisti e artigiani…Poi, attraverso dei punti vendita ai quali mi appoggio e intanto rendo note le mie creazioni attraverso le mie due pagine facebook: “Le cose di Raffa” e “Punto croce d’ autore”. La prima pagina dedicata al lavoro ai ferri, a lana e all’ uncinetto, la seconda pagina al ricamo a punto croce.

Originaria di Eboli, trapiantata nel bolognese: come hai vissuto questo passaggio?

Mio padre un giorno prese il treno e salì a Bologna alla ricerca di un nuovo lavoro. Io sono nata qui e non torno spesso al paese ma ricordo con molto affetto le origini dei miei genitori. Ero piccola ma ricordo bene la piazza di Eboli, le stradine e le scale di pietra. Insomma l’ odore del paesello di pietra come fosse l’odore del pane nei forni!

Altre passioni?

La ginnastica ritmica, il ballo latino americano e i miei gatti: Priscilla, Thomas, Denis e Silver!

Che cosa è l’artigianato per te?

Originalità, un valore prezioso ed inestimabile, unicità. Attraverso un oggetto fatto a mano riesci a raccontare tanto di te, i tuoi sacrifici, i tuoi sogni, le tue delusioni, tutto racchiuso in una crocetta… Credo sia arrivato il momento di far capire cosa vuol dire acquistare un lavoro fatto a mano. La spiegazione che darò è valida per tutti i settori “creativi” e “artigianali”. Sia che acquistiate un orecchino particolare, una sciarpa, una penna ecc… la metrica del lavoro è la stessa: 1) materia prima da acquistare (e non ce la regalano!) 2) molte ore di realizzazione (che non vengono mai calcolate a tariffa “oraria” come per chi lavora da dipendente). Oggi il lavoro manuale è definito “creativo” ma sostanzialmente è il nostro vecchio “artigianato” dove il manufatto viene realizzato a MANO. Chi realizza il manufatto deve acquistare la materia prima necessaria alla realizzazione, impiegare molte ore di lavoro perché esso arrivi ad essere l’oggetto che si desidera. Se si decide di rivolgersi a chi effettua lavori “fatti a mano” non si può pretendere di spendere poco. Non si acquista un oggettino da “quattro spiccioli” ma un lavoro prezioso, unico, fatto apposta e come lo desidera la clientela, con tanto di materia prima e di ore e ore di lavoro. Chi sceglie di proporre lavori “fatti a mano” è perché crede nell’oggetto unico, particolare, prezioso, crede nell’artigianato e non nel concetto “industriale” di abiti o accessori confezionati con macchine e tutti uguali, dove i tempi di realizzazione e la materia prima utilizzata sono decisamente diversi. Oggi si pensa che il lavoro “fatto a mano” sia un lavoro di terza categoria, un modo come un altro di passare il tempo, pertanto non degno di “valore”…è decisamente il contrario! Il “FATTO A MANO” è prezioso, è un lavoro di prima scelta, è un lavoro di serie A! Pertanto se decidete di rivolgervi a chi può realizzare quello che desiderate non vi rivolgete con l’infelice frase “Non ci voglio spendere troppo”!…

Che cosa si dovrebbe fare che non si fa, per promuovere al meglio ogni forma di artigianato?

Educare o rieducare le persone al valore dell’artigianato a differenza di quello che è un prodotto commerciale. Il primo regala autenticità, il secondo, se pur utile e allettante, è però frutto di omologazione e stereotipazione. Bisognerebbe che si creassero dei luoghi, degli spazi deputati e riservati all’ artigianato, dove potesse esserci un incontro e confronto tra artigiani!

Quali sono i tuoi manufatti, disegni e soggetti che prediligi e che rendi noti attraverso le tue pagine facebook?

Ne “Le cose di Raffa” rendo noti i miei lavori a maglia e all’ uncinetto: dalle borse agli scialli ai maglioni a magliette per bambini e alle infradito rifinite con dei fiori all’ uncinetto. Invece in “Punto croce d’autore” rendo visibili i miei manufatti, dalle cose più semplici, dalle tovaglierie alle camicie e lenzuola etc dove sono una ricamatrice a tutto tondo, cercando, tuttavia, di mostrare il lato d’autore del punto croce. Mi vorrei allontanare dal punto croce stereotipato per cui cerco di realizzare quadri attraverso disegni e immagini particolari studiandone il logo. Ad esempio ho lavorato a punto croce l’immagine di Sofia Loren e Lucio Dalla, ricavandone luci ed ombre proprio come in una pittura e devo dire che sono molto soddisfatta del risultato…Naturalmente, per ricreare immagini reali, occorre più tempo e fatica perché si lavora maggiormente sul colore! Dunque sto provando a creare un punto croce più artistico ed innovativo! Il punto croce mi permette di esprimere la mia parte creativa e di sprigionare tutta la mia fantasia: vedo crescere un disegno o un’ immagine interamente attraverso il colore!

Il sentimento che ti riconosci e che ti veste meglio?

L’onestà.

Un motto o una espressione d’autore che ti viene in mente in particolari momenti della tua vita?

“Domani è un altro giorno, ci penserò domani”, celebre espressione detta da Rossella O’ Hara in Via col vento.

Per info: pagine facebook : Le cose di Raffa e Punto croce d’autore

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