Forse questo pensiero di Hermann Hesse, tratto dal romanzo “Narciso e Boccadoro“, può lasciar intuire cosa differenzia un artista da un pensatore: “Le nature come la tua, dotate di sensi forti e delicati, gli ispirati, i sognatori, i poeti, gli amanti sono quasi sempre superiori a noi uomini di pensiero. La vostra origine è materna. Voi vivete nella pienezza, a voi è data la forza dell’amore e dell’esperienza viva”. Occorre spazio. Occorre silenzio. Occorrono cura e dedizione. Ma occorre anche l’ascolto del proprio cuore, un cuore che pulsa e una testa pensante e occorre un sogno lungo una vita. Occorre tutto ciò per creare e creare bene. Alle volte tutto questo sembra non bastare perché una mente che accoglie tutte le stagioni, che sente caldo, che sente freddo, una mente e un animo sensibile sono alla ricerca perenne di ciò che va trovato e di ciò che si è perduto. Capita di camminare sulla spiaggia d’inverno ed un pezzo di legno può essere il soggetto principale delle nostre notti: si pensa a quel pezzo di legno magari ben essiccato che riporta strane venature, lo si pensa per tramutarlo in qualcosa di vivo, permettendogli di respirare il profumo dell’arte. Un tuffo nella natura e ci accorgiamo che ciò che cerchiamo da tempo è proprio la trama di una foglia foriera di cambiamento, di nuova arte e creatività, proprio come la trama dei sogni. Quei sogni che si respirano all’ alba e sul finire della sera in un luogo che teniamo aperto per tutto il giorno, una campana, un segnale che udiamo solo perché vogliamo tenere accesa la fantasia, l’io creativo, quell’ io bambino fatto di spontaneità, genuinità, semplicità, verità. Quell’io bambino che segue e apprezza la natura, diventando suo alleato nel tempo: solo chi si ascolta e ascolta il richiamo della natura crea meraviglie. Chi sa ascoltare come il mare in una conchiglia, chi resta in ascolto del fruscio del vento tra gli alberi, ammirandone i colori, non può spegnersi mai e il talento e l’arte avranno la loro ragione tra le giravolte del mondo, trovando presto un alloggio o una casa dove restare. Dare senso ad una quotidianità che ci vuole piatti ed omologati è difficile oggi ma chi riesce a dare senso alla propria vita attraverso l’arte e la creatività, potrà considerarsi doppiamente fortunato e libero di essere chi ha scelto di essere. Le strade si percorrono, certo, ma sta a noi scegliere la via maestra: il mare basta seguirlo lì dove c’è, come si fa con i sentieri di campagna. Ma tutti riescono a notare un fiore sull’ asfalto? Beatrice De Angelis è una donna che si è fatta da sé, una donna che non solo ha avuto rispetto e gratitudine per l’ attività di famiglia che si occupa da anni di lavorazione e produzione del vetro ma assorbendo tutti i segreti di questa affascinante arte, sempre attenta ai cambiamenti, ne ha seguito le tappe con devozione e ammirazione infinite. Originaria di Roma, ha seguito il suo istinto ed insieme alla sua famiglia che già da molto tempo prima si è occupata di questa attività, è approdata nelle Cinque Terre dove si è trattenuta per diversi anni, precisamente a Monterosso, un territorio di proverbiale bellezza. Altamente formativa è stata l’esperienza di famiglia nella meravigliosa terra ligure, un museo a cielo aperto che non può che essere una continua fonte di ispirazione. Beatrice, come la sua famiglia di origine, è sempre stata amante del mare, leitmotiv, filo conduttore di esperienze creative fino poi ad essere basamento e teatro delle tematiche del suo personale brand che prende il curioso nome di ArteKuthuma. Beatrice ne svela il significato a metà, l’altra metà la tiene per sé come è giusto che sia quando si dà vita a nuove creature, a nuova arte. Fondamentalmente svela che ha voluto narrare una metamorfosi, la storia dell’evoluzione di una crisalide che diventa farfalla. Un nome che sa di storie antiche che Beatrice ha voluto coniare per affacciarsi al nuovo, pur partendo da esperienze passate. Propaggine, prolungamento dell’attività di famiglia è la sua ArteKuthuma, un nome dalla trama mitologica ed epica che rimanda a sensazioni di antiche gesta come possono essere le gesta di persone comuni che vogliono rendere più grande e spaziosa la loro esistenza. Ed è così che Beatrice ha creato la sua alchimia per gioielli particolarissimi insieme a complementi di arredo di sussurrata eleganza e raffinatezza. Come lo è Beatrice: persona raffinata, sensibile, pronta ai cambiamenti e al confronto, con una naturale inclinazione all’ introspezione. Consapevole che proprio conoscendo il mare che è dentro di noi, possono venire a galla meravigliose conchiglie e perle. E Beatrice che adesso ha quarantadue anni e si è traferita da Monterosso a Cerenova, in un’altra località di mare, questo l’ ha saputo da sempre. “A volte il vento trasporta semi e nascono fiori inaspettati. Io rimango estasiata nel vedere una margherita fiorire nel suo splendore tra le pieghe dell’asfalto”, questo è lo spirito che muove l’artista Beatrice De Angelis: quando sono questi i pensieri non possono che nascere meraviglie e incantevoli bagliori.
Quando nasce la tua passione per l’artigianato e per l’artigianato del vetro?
La mia passione per l’artigianato nasce insieme alla storia della mia famiglia ed è stato un passaggio non obbligato ma davvero voluto. Dentro di me è nata ed è cresciuta questa passione non solo per spirito familiare ma perché ne ho subito sempre il fascino intanto che nasceva in me anche la consapevolezza di voler apprendere i segreti del mestiere. Mio padre Guido aveva una vetreria artistica, ha lavorato il vetro per cinquanta anni. Da lui ho imparato la tecnica della sabbiatura. Una tecnica affascinante che poi nel tempo mi ha attratta e mi ha fatto pensare di realizzare altrettanti oggetti…Il nostro trasferimento in Liguria, precisamente a Monterosso, è stato costruttivo, poiché siamo prima stati a bottega da artigiani vetrai e poi abbiamo aperto un nostro negozio occupandoci, in particolar modo, di gioielli in vetrofusione. Devo dire che si stava sempre a contatto con turisti nelle varie stagioni dell’anno, date le bellezze paesaggistiche delle Cinque Terre di cui serbo un ricordo indelebile…Nel tempo, poi, ci siamo occupati del tipo di vetrata “a collage” e “Tiffany”, due esecuzioni diverse ma ugualmente richieste. Poi, ovviamente bisogna essere veloci, e anche questo mi ha colpito di questo mestiere artigianale ossia il dover coniugare rigore e passione, delicatezza e linearità, sempre, instancabilmente.
Che cosa hai iniziato a realizzare?
Attraverso la vetrofusione, ho iniziato a realizzare piccoli gioielli poi bijoux con pietre e filo d’argento ammagliato e successivamente gioielli con la tecnica della “cera persa”… Oggi con queste tecniche realizzo, oltre ai bijoux, complementi di arredo, dai bicchieri alle lampade. Uso molto il vetro, l’ argento e il bronzo. Intanto dipingo anche su stoffe e tessuti…
Le tecniche sono alla base del lavoro artigianale: in che cosa consiste la tecnica della sabbiatura che dici di aver appreso da tuo padre?
La sabbiatura è un procedimento meccanico con il quale si erode la parte più superficiale di un materiale attraverso un getto di sabbia ed aria.
L’ impiego di gran lunga più frequente è quello per la pulizia superficiale di metalli, tuttavia può essere usata anche per l’ incisione di iscrizioni ed immagini su marmo e pietre.
Quale altra tecnica hai imparato ad usare nel corso degli anni?
In un corso di quattro lezioni ho imparato la tecnica scultorea della “cera persa: una riproduzione del gioiello viene realizzata in cera. In seguito viene realizzato lo stampo in gesso appositamente studiato per questa operazione. Questo stampo viene riscaldato in un forno, la cera si squaglia nel calco, successivamente è possibile colare all’interno dello stampo il metallo fuso. Poi il gesso viene rotto e si ottiene l’oggetto. Il gioiello viene rifinito mediante lucidatura o altre lavorazioni per ottenere il risultato finale.
Quando nasce invece il tuo brand di gioielli che prende il nome di ArteKuthuma?
Circa cinque anni fa, dopo aver accumulato esperienza nel campo della lavorazione del vetro ed appreso tecniche specifiche di cui prima ho parlato, ho creato il mio marchio di gioielli ArteKuthuma. Mi rendo conto del nome particolare che per me sta a significare cambiamento, metamorfosi, momento di trasformazione. Intanto mi sono ispirata a Kut Humi, nella teosofia, un maestro di saggezza. Con questo nome tengo ad indicare un processo di iniziazione, un percorso esistenziale, una mia rinascita.
Un progetto al quale tieni particolarmente?
Mi piace molto confrontarmi e conoscere artisti nel campo dell’artigianato, quindi sono molto contenta di aver partecipato ad uno spazio espositivo insieme ad altri artisti. Le mie opere e quelle di altri maestri artigiani si possono quindi trovare a Roma, in via della Reginella. Poi sono una lettrice assidua, mi piace scrivere, e vorrei realizzare una linea di gioielli che si ispiri a piccoli testi che ho scritto, tutto questo per farne materia concettuale. Tempo fa ho partecipato ad un concorso: attraverso la lavorazione di un gioiello bisognava ispirarsi ad un libro: ho vinto due premi ispirandomi al Novecento di Baricco!
Quali sono i tuoi luoghi dell’anima?
Roma per gli affetti di una vita e … Monterosso nelle Cinque Terre.
Che cosa ricordi di Monterosso?
Un luogo incantevole, ricordo le passeggiate sulla spiaggia d’ inverno dove trovavo di tutto, anche la trama della foglia di un cactus alla quale poi mi sono ispirata per le mie creazioni. Il mare, il verde della natura, la gente, porterò tutto con me, per sempre.
Come ti definiresti caratterialmente?
Molto passionale, ma anche molto precisa, profonda, a tratti lunatica…mi piace il nuovo, unire le varie tecniche, riprodurre sensazioni nelle mie opere…
Il materiale che più ti coinvolge ed assomiglia?
La cera…sì, credo di assomigliarle perché fondamentalmente sono una persona fluida e mi piace plasmarmi…
Un tuo motto?
Mai smettere di sognare per creare qualcosa di bello, lo dico spesso anche a mio figlio Giulio…
Per info: Etsy, negozio online, pagina Facebook ArteKuthuma e cell: 388/1259380