“Abbiamo tutti nel petto un violino e abbiamo perduto l’archetto per suonarlo. Alcuni lo ritrovano nei libri, altri nell’incendio di un tramonto, altri negli occhi di una persona, ma ogni volta l’archetto cade dalle mani e si perde come un filo d’erba o un sogno. La vita è la ricerca infinita di questo archetto per non sentire il silenzio che ci circonda” (Fabrizio Caramagna). Che mondo sarebbe senza musica? Si vivrebbe un’ assenza, un interminabile vuoto da colmare. Si apre una pagina nuova ogni qualvolta si conosce un artista poiché sono proprio gli artisti a sapere aprire le pagine ma anche a saperle riempire. Quando, poi, quest’ arte è la musica, si è avvolti da sentimenti e sensazioni che si esplorano nel flusso delle note, nella sapienza che si eleva gradatamente in un gioco della mente che non può stare ferma. Una mente in un continuo fermento di suoni, ritmi, vocazioni al bello e al vero. Si passano le dita sugli spartiti che si sfogliano delicatamente o con impeto travolgente, dipende dai giorni, dipende dai pensieri e dai ricordi che si rincorrono. Questo accade quando la musica diventa una compagna di vita: una compagna con la quale vivere sotto lo stesso tetto, con la quale emozionarsi, sorridere, piangere. Certo è che quando si accarezzano quelle note scritte è come se si venisse a conoscenza di un mistero celato in esse, ma soltanto un artista e in questo caso un musicista, può conoscere i tempi insieme alle andature e i passaggi. Rispetto, dedizione, essenza pura, ragione di vita è quanto caratterizza la leggenda personale di un artista che è pensiero e azione. Si tratta di Antonio Mascolo, chitarrista classico con trascorsi eccellenti in campo culturale e musicale. La musica, come ogni altra forma d’arte, diventa lo specchio dell’anima che vi riflette tutta la bellezza, diventa un riscontro esistenziale, un modo per ricercarsi e alla fine trovarsi, perdersi ancora per ritrovarsi ancora. Lo specchio del nostro vivere ed essere al mondo. Antonio Mascolo sembra voler trovare armonia non solo attraverso contaminazioni tra generi e ritmi, ma anche attraverso andamenti lenti e giri e passaggi vorticosi che sembra vogliano sciogliere un nodo come nelle migliori trame di un romanzo, per arrivare ad un messaggio che restituisca verità, oltre l’ essere e l’ essenza. Il nostro musicista è aperto a mondi e a culture differenti e il suo spazio interiore non può che uscirne rafforzato in un connubio stretto fra talento, impulso, studio, improvvisazione e ricerca infinita. Un crogiuolo incandescente di passionalità ma anche un bozzolo delicato che annuncia le ali di una farfalla per volare ancora e sempre. Perché gli artisti veri non si accontentano mai, o meglio, hanno così tanta fame di conoscenza che non si ritengono mai arrivati, ma sempre in partenza verso un luogo immaginario o reale. Un coacervo di sensazioni ed emozioni, dunque, che prendono il via da un punto di partenza che è la nostra vita passata fatta di reminiscenze, idee, contenuti, significati o più semplici ricordi. La musica apre sempre scenari nuovi, è sempre una bella storia. Ma la storia più bella può essere anche quella tra un padre e un figlio… Un figlio che muove i primi passi e un padre che lo segue, che fiuta il suo talento, lo comprende e fa di tutto per appoggiarlo, contribuendo alla sua crescita emotiva e personale. Il papà Gregorio è stato un coach, un amico, un confidente. Solo così, con l’andare del tempo, pensare, vivere, suonare diventano un tutt’ uno. Una personalità in continuo divenire, un groppo alla gola che continua ad esserci, prima di un concerto, una volta come adesso, perché non si finisce mai di voler essere ed imparare a voler essere. Nato a Napoli nel 1981 , oggi vive a Caivano (Na). Antonio Mascolo inizia lo studio della chitarra in tenera età sotto la guida del Maestro Gaetano Natale; successivamente incontra il Maestro Aniello Desiderio e si diploma nel 2001, presso il Conservatorio di Musica di Benevento, col massimo dei voti, lode e menzione speciale. Nel 2002 viene premiato come “miglior diplomato dell’anno” (premio V. Vitale). Ha seguito masterclass di chitarristi di fama mondiale quali Angel Romero, Alirio Diaz, David Russell, Marco Socias etc…L’artista ha vinto diversi concorsi nazionali ed internazionali. Fin dai primi anni di studio ha sempre sentito l’esigenza di andare “oltre“ il mero aspetto interpretativo della musica. Uno degli esempi di tale esigenza è il suo primo cd “Dune“ (con musiche da lui composte ed eseguite), che viene stampato nel 2009 come allegato alla rinomata rivista italiana di chitarra classica ”Guitart“. La sua attività concertistica si svolge sia da solista che in gruppi cameristici e formazioni jazzistiche, oltre che in Italia, anche all’estero, in importanti festival chitarristici. Nel 2011 è stato premiato a Napoli come “Eccellenza” nella categoria Giovani Musicisti, nell’ ambito del Premio “Terza Napoli : La Città che eccelle”. Nel 2016 è stato diretto dal regista Marco Tullio Giordana in un piccolo film musicale eseguendo una sonata di D. Scarlatti (k259) presso il Teatro di Corte della Reggia di Caserta. “Toca la Guitarra como un tigre…” dice di lui il grande chitarrista classico Angel Romero.
Come accade di innamorarsi di uno strumento come la chitarra?
Accade quando intorno a te respiri un’aria d’arte e creatività che ti avvolge sin da piccolo. Gli strumenti musicali giravano per casa. Intorno ai sei anni suonavo la batteria, poi il pianoforte. Crescendo, la chitarra mi è venuta tra le mani e mi è piaciuta subito, tant’ è che ho iniziato ad andare a lezione dal maestro Gaetano Natale, il quale, oltre ad essere un ottimo maestro, è anche un “pedagogo”, è molto vicino al mondo dei più piccoli, aiutandoli nella loro crescita interiore e professionale. Un altro importante maestro che mi ha iniziato a questa carriera artistica è Aniello Desiderio, concertista di fama internazionale.Io credo al 50 per cento nel detto “per essere un buon maestro non occorre essere un grande strumentista”, questo può essere vero all’inizio dove per poter approcciarti con un bambino occorre avere una certa sensibilità e competenze pedagogiche ma, quando sei più cresciutello e hai ormai “deciso” di suonare uno strumento, allora devi andare-se ne hai la possibilità- da quello che reputi il migliore…e all’epoca posso dire di essere stato molto fortunato ad avere Desiderio a pochi km da casa mia… Ho iniziato a frequentare il Conservatorio, studiando sempre anche da privatista. Bruciai le tappe, poiché finii gli studi ancor prima del previsto, ossia a diciannove anni anziché ventuno. Mio padre che mi ha seguito passo dopo passo, dovette scrivere una lettera al Ministero per farmi diplomare anzitempo…fu così che, nel 2001, fui il più giovane diplomato “in chitarra” d’Italia, con il massimo dei voti, menzione e lode.
Di che cosa si occupa tuo padre?
Mio padre è un ex batterista rock, pittore e documentarista.
Che cosa ricordi dei primi anni del Conservatorio?
Ricordo il rapporto umano che adesso, con l’ avvento di internet, tende a scomparire… Ma, come dice Keith Jarrett, uno dei miei pianisti preferiti: “ L’ informazione non è conoscenza”… spero si capisca in tempo! Intanto, già dai primi anni del Conservatorio, ho intuito che non mi piaceva soltanto eseguire ma creare…
E che cosa ricordi ancor prima degli anni del Conservatorio e di quando la musica ha rapito la tua mente e i tuoi sensi sin da piccolo?
Ricordo che dipingevo, dipingevo e disegnavo, disegnavo anche dentro gli spartiti, dappertutto. A nove anni ero ad un concerto di Pino Daniele e poi dei Pink Floyd…Fui rapito dalla voce, dai suoni e dagli effetti speciali…da tutto quanto la musica può dare!
C’è chi ha paragonato la chitarra ad una donna…che cosa significa avere tra le mani questo strumento?
-Sorride di gusto-. La chitarra è uno di quei pochi strumenti con il quale si può stabilire un rapporto fisico. E’ uno strumento che ti sta addosso, è sensuale, passionale, si riesce a sentire persino l’odore del legno…
Quali sono stati i tuoi maestri per eccellenza e che cosa ti hanno dato in termini esistenziali e musicali?
Oltre ai maestri Natale e Desiderio che ricordo con affetto e immensa gratitudine, devo dire che hanno dato lustro alla mia carriera due incontri importanti… Nel 2010 Angel Romero, mi sentì suonare in una mostra di liuteria al festival di Koblenz e mi invitò ad una sua masterclass chiedendomi pubblicamente di farsi dedicare il brano -Rasgheo- che eseguii esclusivamente per lui. L’ altro incontro importante ha visto la conoscenza del chitarrista argentino, Riccardo Moyano. Lo conobbi in Turchia e devo dire che nacque subito un feeling, perché lo stesso ama l’ improvvisazione quanto me.
Un altro incontro inaspettato quanto fulminante?
Nell’ Agosto 2016, il grande regista e sceneggiatore Marco Tullio Giordana (al quale mi lega ormai un’amicizia decennale) si trova nel casertano per le riprese del suo ultimo lavoro “Due soldati”, di prossima uscita. Tra una ripresa e l’altra organizziamo un pranzo ad Avellino, ai Feudi di San Gregorio. Siamo io, mio fratello e consorte, Marco Tullio e consorte. Tra una cosa e l’altra, mi dice che il giorno prima è stato a visitare la Reggia di Caserta e lo splendido teatro di corte al suo interno. Inizia a fantasticare sulla possibilità di fare un video musicale e io gli propongo una sonata di Scarlatti, la “k 259”. Gli si illuminano gli occhi, il pezzo è perfetto per l’epoca (teatro del ’700, brano del ’700) e allora mi chiede se in due giorni riesco a prepararmi. Ovviamente due giorni sono pochi, considerata l’importanza della cosa, ma un’occasione del genere non capita tutti i giorni e quindi gli dico di sì.
Prossimi eventi che ti vedranno protagonista?
Il 16 maggio sarò a Berlino per due concerti. In estate uscirà un mio video musicale e in autunno un mio album allegato ad una rivista di chitarra classica. Intanto sto lavorando ad un repertorio di musica classica che va dal ’600, da Scarlatti, alla musica contemporanea.
Sei innamorato di qualcuno in questo momento o pensi di essere così innamorato della musica da non sentirne il bisogno?
No, per carità, l’amore è fondamentale, non si può vivere di sola musica.. citando Jarrett: “I bambini non nascono dai bambini e la musica non nasce dalla musica”…Occorre avere delle esperienze di vita, vivere il quotidiano per poter fare il resto e l’ amore rappresenta una potente fonte di energia…
Come ti definiresti prima come uomo e poi come professionista in campo musicale?
Sono una persona tranquilla, non amo la vita mondana ma piuttosto le cose semplici come passeggiare, incontrarmi con gli amici. Sono anche pignolo, testardo. Come professionista, sono molto aperto alle contaminazioni e alla ricerca del bello…ma devo dire che, quando prendo in mano la mia chitarra per suonare, sento sempre l’emozione della prima volta…
Se dovessi paragonare la tua musica ad un viaggio?
L’Andalusia. Penso che i Paesi a sud del mondo conservino ancora la loro identità. In una città della Spagna come Granada, che ricorda anche Napoli, puoi trovare la bottega del liutaio come la bottega di prosciutti…Ho comprato una chitarra a Granada in una bottega di liutai. In Spagna, che è la terra del flamenco, la chitarra è di casa, basti pensare al mito della chitarra, Paco de Lucia…
Se dovessi paragonare la tua musica ad un quadro d’autore?
Caravaggio, per la forza realistica e la propensione ai chiaroscuri.
E invece, se dovessi paragonarla ad un libro?
“Incontri con uomini straordinari” di Georges I. Gurdjieff.
Che cosa ti auguri per il futuro?
Mi auguro di avere una continua fame d’arte e di musica e di incontrare, appunto, persone straordinarie…