Selvaggia Filippini, professione burattinaia

Selvaggia Filippini, professione burattinaia

“ …Andremo a Napoli, da un balcone vedremo il sole staccarsi dalla spalla del vulcano e berremo un caffè miracoloso, più sacro dell’incenso…Da qualunque sogno si estraggono numeri”( Storia di Irene-Erri De Luca).
Napoli parla da sola, non ha bisogno di presentazioni. Le sue luci e le sue ombre, i suoi contrasti fanno di Napoli una città unica al mondo, una città aperta, in continuo fermento, che appunto parla da sé. Così come può capitare ai suoi abitanti: colui o colei che la abita beve la sua storia direttamente dal suo calice, insieme al suo folklore e alle sue tradizioni. Gli abitanti sono storia nella storia, hanno bisogno del loro tessuto sociale, di ascoltare voci, cori e di assistere a scenari sempre nuovi perchè Napoli ha comunque mille volti. Abbiamo conosciuto Selvaggia Filippini, professione burattinaia, la quale ha così tanto incarnato questi contorni, voci e storie di Napoli da metterli in scena, da creare un teatro nel teatro. Selvaggia crede nella sua città e quindi ha voluto nutrirsi del succo delle storie, del lato magico, artistico e creativo per portarlo in scena attraverso l’arte burattinaia. Un’ arte antica, questa… Il teatro dei burattini è considerato un genere “minore” all’interno della produzione teatrale; è, in realtà, un tipo di teatro ricco di tradizioni. Si è sviluppato sin dall’antichità, inizialmente sotto forma religiosa: il burattino rappresentava un feticcio e il burattinaio uno “stregone”. Figura di rilievo, aveva il ruolo di intrattenitore sia in Grecia che nella Roma antica. I burattinai tornano e prendono parte anche nel medioevo sotto forma di animatori di fantocci nelle sacre rappresentazioni. Durante il ’500 hanno una rinascita artistica, ma soltanto sul finire dell’Ottocento questa forma teatrale si trasforma in quello che noi conosciamo. I burattinai, nella storia, si ritrovano in poesie, racconti e qualche ricordo, ma essendo considerati sempre come girovaghi, non ci sono giunte notizie sullo status professionale e sociale dei burattinai. Attrice teatrale, burattinaia, “madonnara”, Selvaggia vanta un nutrito curriculum nel settore artistico-teatrale: ha iniziato un lungo viaggio attraverso l’arte burattinaia con molti corsi ed aggiornamenti. Esperienza e preparazione fanno di lei una persona esperta e professionale. Selvaggia Filippini si racconta con entusiasmo e già il suo timbro di voce è affascinante perché marca, ripercorrendo le sue tappe lavorative, anche i suoi passaggi interiori. Per prima è pronta ad analizzarsi e mettersi in discussione, per prima è pronta a lasciare tutto e dedicarsi ad una nuova causa, che sia grande e liberatoria! Come accade attraverso il suo lavoro che la libera perché ha valore catartico. Il teatro e i burattini sono anime che si celano dietro a pezzi di legno e stoffa per dare insegnamenti di vita, per migliorare qualche nostro angolo interiore, per offrire spunti di riflessione e permetterci di continuare a sognare. Versatile, positiva, determinata, Selvaggia ha un particolare magma interiore che la connota, insieme ad una vasta gamma di colori dai quali attingere per dare slancio alla creatività: dai testi da scrivere per le scene teatrali all’ allestimento stesso. Ha uno spirito nomade che la contraddistingue, difatti confessa di non riuscire a stare ferma in un solo posto per lungo tempo, confessa di non riuscire a non scrivere per poi mettere in scena storie nuove. La sua mente è in continuo fermento, nell’incrociarsi con pensieri che rimandano ad esperienze passate e sogni futuri. Su questa altalena Selvaggia sta benissimo, ama farsi dondolare dagli eventi: è un po’ fatalista e, da buona napoletana, crede che tutto sia scritto tra le stelle. Ma da buona napoletana, crede anche nella propria testa e nel proprio cuore, in quella voglia di farcela, di mettercela tutta. Di puntare comunque in alto, e se pure, come si suol dire, non si arriverà alla luna, almeno si afferrerà qualche stella. Una stella cade sempre per permetterci di esprimere i nostri desideri. Difatti per Selvaggia una stella è arrivata: la sua Viola, sua figlia, una bimba che è il suo amore, il suo alter ego, la sua impronta più bella. La nostra mamma burattinaia ammette di crescere insieme a sua figlia che, tra l’altro, sembra voler seguire le orme materne, interessandosi, a soli due anni, di costruire e scegliere burattini per l’ allestimento delle scene.

Quali studi hai intrapreso?

Ho frequentato l’Istituto d’ arte a Napoli e poi l’ Accademia di Belle Arti che non ho terminato, poi ho frequentato corsi e laboratori di teatro e corsi di costumista. Ho frequentato un corso a Benevento riguardante i mestieri dello spettacolo oltre ad un corso di educatore e animatore musicale a Napoli … Questo mio spiccato senso artistico mi ha condotto verso varie forme artistiche, ad esempio sono anche una “madonnara”, un’artista di strada, colei che dipinge volti di Madonna, di donna o quant’ altro in strada…

Come è scattata la molla che successivamente ti ha fatto addentrare in questa antica arte burattinaia?

Diciamo che il passo è stato breve: è scattata una grande curiosità per questo mondo dei burattini che racchiude vari aspetti artistici: la scrittura, la musica e la costruzione e man mano mi sono appassionata sempre più a questi aspetti…

Quali sono stati i tuoi studi riguardanti questa nuova materia?

Ho frequentato un corso di burattinai della durata di tre anni con il maestro Bruno Leone: la cosiddetta “Scuola delle guarattelle”. Un corso affascinante di usi, costumi e tradizione, dove ogni personaggio ha una simbologia ben precisa e sono stata, così, folgorata dal mondo delle guarattelle.

Il personaggio che ami rappresentare?

Pulcinella, in assoluto, è un personaggio fisso…

Perché?

Perché ci si ritrova facilmente in Pulcinella, il quale rispecchia uno di noi. Pulcinella ha a che fare con la morte, con la giustizia, con il male… Poi arriva sempre Teresina che è il bene…Pulcinella esiste in tutto il mondo ed è bello vedere come cambia attraverso i popoli: ad esempio, non sempre è vestito di bianco con la maschera nera…

Davvero un mondo magico…quali sono state le tue esibizioni a tutt’oggi?

Ho partecipato a festival ed eventi a livello nazionale ed internazionale come anche alla Scuola napoletana dei madonnari e al gruppo di musica balcanica “lautari din rosiori”. Ho partecipato a diversi teatri di figura per bambini e adulti: più nel nostro Sud è considerato esclusivamente intrattenimento per bambini mentre in altre località italiane e internazionali è anche un intrattenimento per adulti.

I tuoi prossimi progetti?

Lavoro per creare nuove, piccole commedie e quindi sto scrivendo nuovi testi…in autunno terrò dei laboratori nelle scuole…

Quali sono stati e continuano ad essere i tuoi maestri?

Bruno Leone, Salvatore Gatto, Irene Vecchia, Gianluca Di Matteo…

Quali storie preferisci portare in scena?

Di solito porto in scena le storie della tradizione orale delle guarattelle…A Natale scorso ho scritto e rappresentato una storia su San Nicola rielaborandola insieme al personaggio di Pulcinella. Poi mi piace portare in scena la fiaba di iniziazione come la Baba-Jaga che è un personaggio della mitologia slava, in particolare di quella russa, una figura immaginaria di un personaggio fiabesco. In questa sorta di strega ho rivisto un Pulcinella al femminile. Inoltre mi piace rappresentare le storie di Bianca Pitzorno, una scrittrice, saggista e insegnante italiana. Celebre soprattutto come autrice di romanzi per ragazzi, come anche sono solita portare in scena i racconti di Matilde Serao, elaborati in chiave burattinesca, questa volta, senza Pulcinella.

Quali doti deve possedere una buona burattinaia?

Calma e sangue freddo e grande predisposizione all’ improvvisazione. Il lavoro del burattinaio è simile a quello dell’attore: il burattinaio, però, quando recita, è “protetto” dai burattini… Il burattinaio trasferisce il proprio ego nel burattino e, per certi versi, si annulla. Ci si mette in gioco comunque, perché non si può avere una predisposizione d’animo sbagliata, il pubblico lo intuirebbe subito…

Che cos’è per te Napoli?

Nutrimento costante. A Napoli ci sono tante energie ma spesso sono stagnanti e di Napoli mi intriga proprio il suo eterno dualismo, la sua affascinante e perenne contraddizione.

Che cosa avresti voluto fare da grande?

La stilista di moda, in un certo senso ci sono riuscita, perché sono comunque una costumista teatrale.

Come ti definiresti come persona e come artista?

Sembrerà strano ma sono tendenzialmente timida: il mio lavoro mi ha fatto superare questa timidezza…sono confusionaria, aperta, generosa, esigente nel lavoro…

La tua massima aspirazione?

Viaggiare con Pulcinella e con Viola… Andare in India o in Messico o in luoghi con una certa valenza spirituale…

La tua frase d’autore preferita che è anche una tua filosofia di vita?

“Non si vede bene che con il cuore. L’ essenziale è invisibile agli occhi” (da Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry).

Per info: cell: 349-0640613

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